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Titolo: A season for…
Fandom: Xena – the warrior princess
Coppia: Xena x Gabrielle
Prompt: 063.Estate.
Rating: VM14
Riferimenti: Nessuna è una Au XD
Note: Alternate universe (AU), One-shot, OOC, What if? Romance, Comedy, Adventure.
Conteggio parole: 2.261 (W)
DISCLAMER: I personaggi di Xena, Gabrielle ecc ecc sono copyright della MCA/Universal Renassiance Pictures.
Tali personaggi sono stati utilizzati senza il consenso degli autori, ma non a fini di lucro.
Tabella: TABELLA
Commenti: Se volete lasciare qualche commento all'autrice, scrivete QUI.
 

 
A Season For...

AUTORE: Geo

Xena sapeva che c’era una stagione per ogni cosa. C’era una stagione per crescere, una per imparare, ma c’era anche una stagione per amare.
Osservava, di nascosto, la figlia della vicina andare a prendere l’acqua al pozzo ogni mattina di quell’afosa estate dei suoi ventotto anni. Una ragazzina dai corti capelli biondi attraversava il cortile e lei, senza farsi sentire e vedere, si affacciava alla finestra del fienile per osservarla meglio. La locanda di sua madre a quell’ora era ancora deserta, così lei poteva dedicarsi a quella dolce visione per tutto il tempo che voleva.
Aveva visto Gabrielle crescere e diventare una giovane donna. La sua famiglia si era trasferita accanto alla casa dei suoi genitori quando Xena aveva diciannove anni e quella bambina allegra dai lucenti capelli d’oro l’aveva saputa subito conquistare. Xena era sempre stata abituata a trattare con i suoi fratelli, ma con Gabrielle la questione era tutta diversa. Non c’erano giocattoli a forma di spada e sbucciature sul ginocchio, non c’era fieno in ogni angolo del loro corpo, spintoni o corse spericolate su giovani puledri.
E poi i giochi erano cessati e Gabrielle era cresciuta mantenendo sempre il suo splendido sorriso. Pian piano il sentimento di amicizia che la giovane Xena provava per l’amica era diventato qualcosa di più forte. Un attaccamento che inizialmente non riusciva a spiegarsi. Era come se Gabrielle fosse stata la sorella che non aveva avuto, si ripeteva quando si ritrovava imbambolata ad osservarla.
E poi, pochi mesi prima, quando l’aveva vista baciarsi, ancora impacciata e inesperta, con un ragazzo del villaggio, aveva capito. Quel giorno aveva buttato all’aria il fienile intero e il carro di suo fratello Toris appena preparato con le cose da portare a vendere in città.
Non era una sorellina ciò che vedeva Xena. Ormai quando scorgeva il corpo dell’amica non poteva reprimere un brivido. Ma in quell’ultimo periodo le cose tra loro non andavano più molto bene. Non parlavano più molto tra loro. A Xena sembrava quasi che Gabrielle la evitasse di proposito, la salutava di sfuggita e non incrociava mai il suo sguardo, mentre il suo sorriso era diventata così rado sul suo volto da far intristire parecchio la giovane figlia della locandiera.
Gabrielle era ancora così giovane e ingenua, con i suoi diciassette anni, che Xena dubitava che avesse capito quali sentimenti provava per lei e questo la faceva soffrire, non capendo il perché del comportamento dell’amica.
Quel giorno, Xena si era svegliata allegra, sperando di poter vedere Gabrielle. Si vestì in fretta e corse fuori dalla propria stanza senza quasi salutare la madre che, impegnata a rassettare dietro il bancone della locanda, l’aveva vista fuggire come un lampo oltre la porta d’ingresso.
A Xena piaceva l’estate, voleva dire giornate più lunghe per cavalcare, caldo e nuotate rilassanti nel laghetto nella foresta.
Si appostò nel solito angolo di granaio accanto alla cavalla che suo fratello maggiore le aveva regalato per il suo ultimo compleanno, incoraggiandola a mangiare il suo fieno e spazzolandola distrattamente.
«Chi è la più bella cavalla del mondo?» Chiese alla puledra, lanciando continuamente occhiate al patio quasi preoccupata, non vedendo ancora Gabrielle uscire dalla sua abitazione. Ma le sue ansie vennero presto accantonate, quando il biondo capo di Gabrielle face capolino nell’angolo di mondo visibile dal finestrino della stalla.
«Non trovi che sia davvero bella?» Domandò Xena sottovoce alla cavalla che, placida, ruminava il suo pasto.
Ma la sua felicità per quella visione onirica venne presto rimpiazzata da un senso di disagio e di frustrazione, nel vedere una figura, a lei conosciuta, avvicinarsi alla giovane.
«Gabrielle?» La chiamò il ragazzo da lontano, salutandola con il braccio alzato.
La giovane alzò il capo per salutare Perdicas e poi Xena non riuscì più ad udire nulla, perché i due ragazzi parlavano piano e troppo lontano dal fienile in cui lei restava al riparo.
La voce di Cyrene la raggiunse fino al suo nascondiglio, annunciando l’arrivo dei primi avventori della giornata. Xena si scoprì stranamente desiderosa di svolgere il suo compito di cameriera quella mattina.
Gabrielle guardava il cielo denso di nuvole riflesso nel pozzo, mentre le parole di Perdicas scorrevano senza avere un reale significato per lei.
«Scusa, ma devo portare dentro l’acqua ora. Sembra che oggi pioverà.» Cercò di dileguarsi la giovane, mostrando al ragazzo il secchio pieno fino all’orlo.
«Ti aiuto a portalo. Sarà pesante.» Si offrì Perdicas, cercando di prendere il pesante recipiente dalle mani di Gabrielle, rimediando solo di farlo straripare facendo arrabbiare la ragazza.
«Per favore, Perdicas! Ce la faccio da sola.» Disse, prendendo nuovamente il secchio tra le sue mani e avviandosi verso la sua abitazione, lasciando al pozzo il povero ragazzo zuppo e solo.
Gabrielle non riusciva a capire perché Perdicas si ostinava a cercare di parlarle quando lei gli aveva detto chiaro e tondo che non aveva intenzione di portare avanti una relazione con lui.
Sbatté con forza il secchio a terra, facendo fuoriuscire ancora dell’acqua, e maledisse il suo essere così maldestra. Non riusciva a portare un secchio pieno fino a casa e non riusciva a far capire al suo amico che lei voleva bene ad un’altra persona, forse perché, in fondo, non riusciva a capire neppure lei quel sentimento che si agitava frenetico dal suo petto al suo stomaco, facendole fare e dire cose che, fino a qualche tempo prima, non avrebbe mai immaginato di riuscire ad esprimere.
Passava la giornata a lanciare occhiate furtive alla locanda dall’altra parte dell’aia, osservando la sua amica d’infanzia, mentre, tra un tavolino e l’altro, serviva i clienti scivolando sinuosamente, con pile di stoviglie tra le mani e un grembiulino colorato indosso.
Aveva provato un’attrazione, verso quella ragazza, probabilmente dalla prima volta che l’aveva incontrata. Era stata un punto di riferimento a cui guardare per gran parte della sua infanzia. Con lei era cresciuta, aveva imparato a non avere paura del buio, ad andare a cavallo, era stata da subito un’amica fidata con cui poteva confidarsi quando le cose andavano male o quando sperimentava qualcosa di nuovo e sconosciuto, la prima a saperlo era la sua migliore amica Xena. Non le pesava la differenza di età che correva tra di loro. Non si sentiva inferiore né in soggezione. Avevano imparato a conoscersi, o almeno fino a qualche tempo prima.
Gabrielle sentiva come un groppo in gola ogni volta che ripensava agli ultimi mesi. Sentiva di tradire le confidenze che si erano sempre fatte e la disinvoltura con cui parlavano di ogni cosa, ma quello era un segreto che doveva portarsi dentro per il bene di entrambe. Non poteva certo andare da lei e confessarle di essersene innamorata, una ragazzina innamorata di una donna ormai adulta, una donna che, oltretutto, era la sua migliore amica.
«Stupidi pensieri.» Continuava a pensare, imponendosi di non continuare a rimuginare su quello che ormai aveva capito di provare.
Era stato poco dopo l’inizio della sua relazione con Perdicas. Inizialmente pensava che il fastidio che sentiva tutte le volte che lui la sfiorava era dovuto al fatto che non era abituata ad un contatto così vicino con l’altro sesso, ma presto aveva notato come, tutte le volte che il ragazzo veniva a prenderla a casa, la sua preoccupazione che l’amica non fosse nei paraggi e che non la vedesse uscire con lui si era trasformata pian piano in consapevolezza di non voler nessun altro accanto a sé.
Aveva visto parecchi ragazzi attorno a Xena da quando la conosceva. I suoi profondi occhi azzurri incantavano chiunque e anche Gabrielle ne era rimasta stregata molto prima di rendersene conto.
Un rombo di tuono, fuori dalla sua finestra, la fece sobbalzare, riportandola alla realtà.
Il bagliore e poi rumori accavallati uno all’altro, urla e strepitii, mentre il granaio prendeva fuoco colpito dalla furia del fulmine che, con infinita precisione, era andato a colpire la paglia seccata dall’estivo caldo torrido. Una scintilla e in pochi secondi la stalla aveva preso fuoco, terrorizzando le bestie che, al suo interno, stavano placidamente consumando il primo pasto della giornata, facendoli scappare in preda alla paura.
Xena corse fuori dalla locanda, sentendo il fragore provocato dall’insieme delle galline, del maiale e dei cavalli che mandavano strilli acuti, facendo così accorrere tutti gli abitanti delle vicinanze.
I cavalli più anziani erano lasciati liberi perché ormai inutilizzati, mentre le galline beccavano il mangime ai loro piedi. Il gallo cantava e all’appello mancava solamente un cavallo.
«Argo!» Gridò Xena a pieni polmoni, buttandosi nel fienile in fiamme seguita a ruota da Gabrielle, che era accorsa vedendo la sua amica lanciarsi indomita tra le fiamme.
Il terrore di perdere l’amica senza averle mai confessato il suo amore la spaventava molto più delle fiamme che ora la circondavano.
Gabrielle scorse la lunga chioma corvina di Xena, mentre, di spalle, cercava di sciogliere la corda che teneva legata ad un palo la puledra.
«Calmati, andrà tutto bene.» Cercava di ammansire l’animale che, circondata e confusa dal fuoco, nitriva issandosi sulle zampe posteriori.
Quando Xena l’ebbe finalmente liberata, Argo, preda della paura, colpì accidentalmente la sua padrona facendola precipitare a terra, lussandole un ginocchio.
Gabrielle le fu subito addosso, vedendo l’amica in difficoltà.
«Cosa ci fai qui, Gabrielle? È pericoloso! Vattene via!» La sgridò Xena, temendo per la vita della giovane.
«Non ti lascio qui, Xena! Sei ferita e non riesci a camminare, ti porterò io fuori di qui.» Le promise Gabrielle cercando di sorreggerla, caricandosi un braccio dell’amica sulle spalle.
«Rischiamo di finire male entrambe. Ti rallento troppo, comincia ad andare.» Cercò di convincerla Xena senza troppo successo.
«Non ti lascio.» Si ostinò la ragazza, facendo compiere con fatica dei piccoli passi alla locandiera.
«È strano come una cosa come questa ci abbia riavvicinate.» Considerò Xena, cercando di non pesare troppo sulla ragazza che amava, ma godendo non poco di quella vicinanza forzata.
«Mi dispiace essermi allontanata così tanto da te, in questi ultimi tempi.» Trovò la forza di dire Gabrielle, con il cuore che le batteva a mille per lo sforzo, il poco ossigeno rimasto e per quel corpo così stretto al suo.
Il sinistro scricchiolio delle travi del tetto fece alzare loro lo sguardo per accorgersi con orrore che, se non avessero fatto presto, sarebbero morte divorate dal fuoco.
«Ma non potevo dirti che mi sono innamorata di te.» Ebbe la forza di confessarle Gabrielle, con le lacrime agli occhi per la paura di perderla e di non riuscire a vivere abbastanza da sapere cosa Xena ne pensasse.
Contro ogni aspettativa, il corpo provato della locandiera crollò a terra privo di forze.
«Xena? Stai bene?» Le chiese la giovane, cercando di rialzare il corpo dell’amica, ma sentendosi trascinare tra le sue braccia.
«Cielo, cosa succede?» Le chiese Gabrielle, vedendo Xena con gli occhi lucidi. La sua domanda non ebbe la risposta che si aspettava: un tenero bacio da parte di Xena la spiazzò completamente, credendo di non essere ricambiata dalla sua migliore amica.
«E, se non è chiaro, vuol dire che anche io mi sono innamorata di te.» Si guardarono negli occhi un istante sorridendosi e poi, schiarendosi la voce, Xena riprese a parlare. «Forse ora è meglio mettere a posto questo ginocchio e filare via da qui, prima di non riuscire a goderci neppure un’ora tutta per noi.»
Gabrielle guardò con preoccupazione Xena mentre si prendeva il ginocchio tra le mani e dava un colpo netto facendo crocchiare le ossa, trattenendo a fatica un urlo di dolore per poi rilassarsi un secondo sulla spalla di Gabrielle, che la teneva stretta a lei cercando di darle un po’ di conforto.
«Dobbiamo… andarcene da qui.» Disse a fatica Xena, facendosi aiutare dalla giovane a tirarsi in piedi un secondo prima che una pesante trave si abbatté dietro di loro.
Le urla delle persone fuori dalla stalla le raggiunsero, facendole rendere conto che i loro parenti si stavano preoccupando parecchio, non vedendole uscire dal terribile rogo.
Con determinazione ma con fatica, riuscirono ad uscire e, solamente una volta fuori, si resero conto di dove si trovavano fino ad un secondo prima. L’edificio di legno e paglia aveva resistito anche troppo alle fiamme e, poco dopo la loro messa in salvo, collassò su se stesso lasciando il compito alla pioggia, che ora scrosciava con insistenza, di spegnere il grande falò.
I genitori delle due ragazze corsero verso di loro non appena le videro uscire. Un po’ nere per via del fumo e della fuliggine, ma salve e in condizioni di salute discrete.
Xena e Gabrielle non avevano lasciato la mano una dell’altra per tutto il tempo della riconciliazione con i rispettivi parenti e insieme andarono a riposare, dopo essersi date una ragionevole ripulita, distrutte da tutte le emozioni vissute quella mattina.
«Un vero peccato che il granaio sia andato distrutto.» Considerò Xena abbracciando Gabrielle, stese sul letto della locandiera.
«Ti ho sempre invidiata da bambina. Tu e i tuoi fratelli vi rotolavate così felicemente nella paglia, a me non era mai concesso, e ora non potrò più farlo.» Si rammaricò Gabrielle, socchiudendo gli occhi per la stanchezza.
«Quando lo ricostruiranno ti prometto che ci faremo la più bella rotolata nella paglia di tutta la tua vita.» Assicurò Xena con un fondo di malizia.
«Se è così allora non vedo l’ora che lo ricostruiscano.» Ammise Gabrielle con le guance vagamente imporporate, immaginandosi stretta tra le braccia di Xena mentre giocavano e si baciavano tra la calda paglia.
Si addormentarono entrambe stringendosi e non riuscendo a sognare altro che la compagna.
A Gabrielle non era mai piaciuta particolarmente l’estate, ma, da quel giorno di fine luglio, aveva trovato un valido motivo per trovarla la sua stagione preferita, mentre Xena aveva trovato un motivo in più.

°°  FINE  °°




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