Titolo: A tempo di Minuetto.
Fandom: Xena – the warrior princess
Coppia: Xena x Gabrielle
Prompt: 041.Forme.
Rating: VM18
Riferimenti: 6x16 Send in the clones.
Note: One-shot, Lemon (quasi una PWP =p).
FF nata da un’idea della mente poco sana (scherzo carissima XD) beta che l’ha
voluta fortemente. I requisiti necessari che dovevo rispettare per scrivere la
fic erano: 1: Anti-Grecia; 2: Lemon (…); 3: One-shot. Con
queste tre clausole dovevo scrivere la fic, e quale periodo anti-Grecia era
migliore dell’America moderna proposta dagli autori del telefilm in “Send in the
clones.”?
Conteggio parole: 2.568 (W)
Disclaimer: I personaggi di Xena, Gabrielle
ecc ecc sono copyright della MCA/Universal Renassiance Pictures. Tali personaggi
sono stati utilizzati senza il consenso degli autori, ma non a fini di lucro.
Tabella: TABELLA
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commento all'autrice, scrivete QUI.
A Tempo Di Minuetto
AUTORE: Geo
E’ strano e meraviglioso.
Strano perché tutto si sarebbero aspettate, tranne che sarebbero finite nel
ventesimo secolo. E meraviglioso perché sono vive e, soprattutto, sono
nuovamente insieme.
Xena e Gabrielle stanno studiando ogni parte del proprio corpo per capire se è
come l’avevano lasciato qualche centinaio di anni addietro. I capelli sono, se
possibile, ancora più morbidi di come li ricordano.
«Chissà come hanno ottenuto questa morbidezza.» Chiede Gabrielle ad alta voce,
non riuscendo a smettere di passarsi le mani tra i corti capelli biondi.
Ma non sono solo i capelli a sembrare più morbidi, le loro vesti sono calde e
confortanti, proprio come loro le ricordano, ma con colori più sgargianti, più
profumate e di una stoffa ancora più morbida di come la ricorda Gabrielle.
Mentre Xena fa leggeri balzi, constatando la leggerezza della sua armatura che,
a prima vista, sembra identica alla sua, ma che di fatto è decisamente più
leggera da sostenere.
«Chissà con che metallo l’hanno costruita.» Si chiede rimirandosi allo specchio,
accanto a Gabrielle.
«Xena?» Domanda la poetessa, alla quale il suono di quel nome non le è mai
sembrato così dolce sulla sua lingua.
«Non mi spiego come facciamo a sapere tante cose del mondo in cui siamo, se non
le abbiamo mai sperimentate. Prendi il taxi: è stata sicuramente una trovata
geniale, ma come facevamo a saperlo?» Chiede e l’espressione assorta le forma
sulla fronte piccole e adorabili rughette d’espressione.
«Credo che, oltre alle informazioni sul nostro passato, ci abbiano “inserito”
anche informazioni sul presente. Volevano “addestrarci” a combattere per loro e
avremmo dovuto essere informate su come fare.» Presuppone Xena, alzandosi sulla
punta dei piedi per poi ridiscendere lentamente.
«Questi calzari sono meravigliosi!» Esclama stupendosi, tastando la gomma nera
sulla suola.
«Chissà come le hanno fatte?» Chiede Gabrielle, interpretando l’espressione
della compagna.
«Non so come li abbiano fatti, l’importante è sapere che in questo tempo sembra
tutto così comodo e semplice.» Afferma la principessa guerriera, facendo una
piroetta su sé stessa.
«E guarda questa casa. È così pulita, niente paglia, niente terra e niente legna
in ogni angolo. Riesce ad essere calda e luminosa allo stesso tempo.» Si
sorprende Gabrielle, affacciandosi alle grandi vetrate.
«Questo è freddo.» Afferma Xena, poggiando la mano sul vetro.
«Si, ma questo muro è caldo. Sembra una casa romana.» Dichiara la poetessa,
guardandosi ancora attorno.
«È vero, non avrei mai pensato che si sarebbero evoluti tanto.» Concorda Xena,
posando gli occhi sulle superfici per poi incontrare lo sguardo sorridente di
Gabrielle.
«È tutto così intimo. Non pensi: ora arriverà qualcuno dalla chioma di un albero
e dovremo salvare qualche villaggio dalle fiamme, oppure qualche fanciulla dalle
grinfie di un signore della guerra.» Si sorprende Gabrielle, osservando il
compatto soffitto dell’abitazione.
«Ho notato ben pochi alberi venendo qui. La pietra ha preso il posto della
natura in questo tempo.» Riflette Xena, osservando le pareti solide che sembrano
sconfinare dalla loro abitazione ed espandersi in ogni angolo fuori dalla
finestra, fin dove il loro sguardo riesce a posarsi. Parallelepipedi uno accanto
all’altro si alternano a pali dalla strana forma.
Quel mondo è così strano e sconosciuto per loro che, ovunque i loro occhi
guardino, incontrano figure e forme sconosciute o così lontane dai loro ricordi
di un tempo.
«Sembra che qui dovremmo adattarci a vivere in un solo posto. Non credo che
fuori da qui saremmo mai al sicuro o con un tetto sulla testa durante le nottate
di pioggia.» Constata Xena, schiacciando interruttori a casaccio e accendendo le
luci dell’abitazione.
«Cosa hai fatto?» Le chiede Gabrielle, che non si sente poi così sorpresa
dall’evento.
«Ho schiacciato qui.» Le spiega Xena, indicandole i pulsanti.
«Deve essere sempre per via di quelle famose “istruzioni base” che ci hanno
fornito.» Afferma Gabrielle, facendo spallucce e dirigendosi verso altre stanze
della casa.
«Xena, guarda!» Esclama dal bagno, facendo accorrere la compagna.
Ogni manopola viene tastata e provata, mentre l’acqua calda e fredda che scorre,
diretta allo scarico, ricorda loro i lunghi bagni insieme.
«Sembra che abbiano pensato a tutto, quei ragazzi. La vasca è enorme, ci
potremmo stare bene, insieme.» Afferma maliziosa Xena, misurandola a passi.
«Già, ci hanno regalato questa casa e tutti quei soldi verdi, per un po’
dovremmo essere a posto.» Conferma Gabrielle, non notando la malizia nella voce
di Xena, troppo presa da tutte quelle novità.
«Troveremo il modo di sopravvivere. Lo facevamo una volta, vuoi che la
principessa guerriera e la sua fidata compagna non riescano a togliersi dagli
impicci moderni?» Chiede Xena, sorridendo ad una Gabrielle curiosa come un
gatto.
La scrittrice passa al setaccio ogni angolo e ogni curva di quella abitazione
così insolita e diversa da come ricorda fossero costruite le case.
«E questo a cosa dovrebbe servire?» Chiede alla guerriera che, mite, la segue
nella sua esplorazione.
«Uno stanzino vuoto?» Ipotizza Xena, entrando nel piccolo spazio.
«Fatichiamo quasi ad entrarci in due.» Constata Gabrielle, picchiando il naso
contro l’armatura di Xena.
«Questo è perché il tuo seno è troppo grande.» La prende in giro la guerriera,
facendo comparire, sul volto di Gabrielle, un’espressione contrariata.
«Ah ah ah. Divertente. Ne sei sempre stata gelosa.» Afferma la scrittrice, per
poi scavalcare a fatica il corpo di Xena per raggiungere la stanza successiva.
«Xena! Xena! Questo devi assolutamente vederlo!» Grida Gabrielle e, quando Xena
la raggiunge in quella che riconosce subito come una stanza per dormire, della
poetessa non c’è traccia.
«Gabrielle?» Chiede guardinga, aspettando che la compagna la travolga alle
spalle per farle uno scherzo.
«Sono… sono qui dentro!» La chiama ancora Gabrielle, sventolando un braccio da
un punto dietro di lei.
Xena si avvicina alle ante di quella che sembra una stanza dentro la stanza.
«È pieno zeppo di vesti, calzari e accessori qui.» Si meraviglia la guerriera,
raggiungendo Gabrielle all’interno.
«E hanno una forma stranissima.» Ride Gabrielle, osservando una pigna di t-shirt
colorate di ogni taglia.
«Questa… metterebbe in mostra le tue belle forme.» Afferma Xena, porgendo a
Gabrielle una micro maglietta con una abbondante scollatura sul davanti.
«E perché non la indossi tu? Anche i miei occhi sarebbero felici di poter
osservare le tue di forme.» Propone Gabrielle con malizia.
«Questo non accadrà mai.» Sentenzia Xena, fuggendo dalla cabina armadio e
seguita a ruota da Gabrielle, la quale, per ricorrere la compagna, inciampa sul
tappeto ai piedi del letto. Per non rovinare completamente a terra cerca di
aggrapparsi a Xena, la quale, sorpresa dall’improvviso sbilanciamento, ruzzola
sul letto alle loro spalle trascinando una confusa Gabrielle che si ritrova
improvvisamente sul corpo della compagna che, per poco, non batte il mento
contro la testa bionda di Gabrielle.
Entrambe scoppiano a ridere, abbracciandosi e rotolando sul letto, trovandolo
morbido come nulla mai avevano provato nella loro vita, presente o passata che
fosse.
«Oh cielo, questo giaciglio è un sogno.» Sospira Gabrielle senza fiato per le
risate.
Xena la attira a sé, afferrandole un polso per poterle posare un dolce bacio
sulle labbra.
«Mi sei mancata tantissimo.» Afferma Xena, accarezzando i corti capelli di
Gabrielle.
«Anche tu mi sei mancata moltissimo.» Ammette Gabrielle, cercando di trattenere
le lacrime che l’espressione dolcissima di Xena le ha fatto nascere dietro le
palpebre socchiuse.
«Mi dispiace.» Esordisce Xena con la voce tremante di emozione. «Mi dispiace
averti lasciata sola, mi dispiace essere stata una tale stronza e-» La guerriera
vorrebbe continuare la sua lista infinita di scuse, ma Gabrielle non vuole
sentire. Nel suo cuore sa che l’ha già perdonata molto tempo prima.
«Non voglio sentire. Non voglio pensarci. Non ora che sei di nuovo qui con me.»
Le spiega commossa, mentre le lacrime hanno preso a scivolarle sulle gote senza
controllo.
Xena asciuga con le dita le gocce salate dalla pelle di Gabrielle, mentre le
loro labbra si trovano nuovamente.
«Dovremmo ringraziare quei tre esaltati per questo. Ci hanno dato un’altra
possibilità e questa volta ti prometto che farò tutto quello che sarà in mio
potere per renderti felice.» Garantisce la principessa guerriera, stringendo
forte a sé la compagna.
«Quando Alti ci ha quasi nuovamente uccise oggi e tu mi hai stretta tra le
braccia… è stato magnifico. È stato come rendermi definitivamente conto che
eravamo… siamo noi, e siamo qui insieme di nuovo.» Ammette Gabrielle con il
cuore colmo di gioia.
«Per me è stato uguale.» Le risponde Xena, carezzandole la pancia scoperta dagli
indumenti.
Restano in silenzio, perse entrambe in ricordi lontani di un tempo passato, si
accarezzano distrattamente i capelli, le braccia e ogni lembo di pelle scoperta
dalle vesti.
«Non ricordavo che i tuoi indumenti fossero così morbidi.» Sussurra la guerriera
vagamente distratta, persa ancora in quel limbo temporale.
Gabrielle non risponde, si limita a godere delle carezze che l’altra le sta
facendo sopra le vesti.
«Abbiamo esplorato ogni angolo di questa casa e provato ad usare ogni cosa sia
contenuta qui.» Xena fa una piccola pausa e le sue labbra prendono una piega
maliziosa, mentre continua la frase.
«Ma ancora non abbiamo provato ad usare i nostri corpi… insieme.» Finisce la
frase con un sussurro all’orecchio di Gabrielle, la quale viene scossa da un
brivido che le parte dalle cervicali per finire oltre l’osso sacro, percorrendo
tutta la sua spina dorsale.
E da quel momento non servono più le parole, ogni gesto, ogni sguardo è generato
solo ed esclusivamente per la compagna.
Le dita di Xena si muovono veloci e a proprio agio. Sciogliendo i legacci del
corpetto di Gabrielle, con morbidezza accarezza sopra il tessuto fino a
raggiungere la pelle scoperta e ad insinuare lentamente la mano sotto gli
indumenti, provocando leggeri brividi alla pelle di Gabrielle che trattiene il
fiato per un interminabile secondo quando sente le dita di Xena sfiorarle il
seno.
La guerriera la bacia lentamente sul collo per poi scendere senza fretta,
accarezzandole la pelle con le labbra fino a trovare la morbida curva tra i seni
di Gabrielle.
Con lentezza esasperante, Xena sfila il corpetto alla compagna con non poche
difficoltà.
«Ci ha sempre dato dei problemi questo.» Ride Gabrielle per spezzare il momento
d’impaccio, mentre Xena lascia cadere la sua armatura oltre il letto.
«Con calma.» Si ripete Xena, cercando di non scagliarsi sul corpo di Gabrielle
come un’assatanata.
La guerriera si distende nuovamente sulla compagna e le loro bocche si trovano,
mentre le gambe si intrecciano e le mani vagano tra i capelli.
Gabrielle lascia scivolare le spalline della veste di Xena per poi andare a
sostituire il calore dell’indumento con le sue labbra che, roventi, accarezzano
e mordono lievemente la pelle agrodolce della compagna, la quale non può far
altro che godere delle piccole attenzioni che Gabrielle le sta riservando
scoprendola, centimetro dopo centimetro, dalla sua veste di cuoio.
Le posizioni si ribaltano e, mentre Xena si lascia svestire completamente, la
guerriera ne approfitta per sfilare la corta gonnella a Gabrielle.
«Ti amo, Xena.» Le sussurra dolcemente Gabrielle, piegandosi su di lei per
tornare a baciarla con passione.
Entrambe si osservano nude per qualche momento.
«Sei proprio come ricordavo.» Afferma Xena, osservando le morbide forme della
compagna e tracciandone i contorni con le mani. I seni tondi, la vita più
stretta, il fianco e le gambe muscolose.
Xena percorre ogni centimetro di quel corpo così conosciuto e amato, che le è
mancato tremendamente.
«Non sembra essere passato un giorno dall’ultima volta.» Risponde Gabrielle con
occhi pieni di amore e passione, mentre lascia che Xena riprenda in mano la
situazione.
Gabrielle sa che è di questo che la compagna ha bisogno ora e lei si lascia
trascinare dalla passione per Xena, come un’onda che si infrange sulla scogliera
esplodendo con forza dentro di lei nell’esatto momento in cui sente la bocca
della compagna percorrerla su quel sentiero che, centinaia di volte, ha già
tracciato sulla sua pelle.
E infine, la guerriera arriva alla sua meta e Gabrielle crede di impazzire
quando sente la lingua della compagna accarezzarla leggermente.
La poetessa deve mordersi il braccio per non urlare incontrollatamente, mentre
Xena la fa tremare e fremere portandola quasi al limite per poi lasciarla andare
leggermente per prolungare quel gioco.
Gabrielle alza il bacino verso la compagna in una muta preghiera, ma Xena vuole
che duri di più e tergiversa baciandola nell’interno coscia e carezzandole le
natiche sode.
«Xena… ti prego!» È costretta a chiedere ad alta voce Gabrielle, sentendosi
frustrata.
E Xena l’accontenta, deliziata dai mugolii, dai gemiti e dagli ansiti che
Gabrielle non riesce a trattenere. E, nell’apice del piacere, la guerriera
osserva il volto della compagna che, con gli occhi chiusi e la testa rovesciata
all’indietro, si tende assieme alla curva della schiena nel momento di massima
soddisfazione, mentre la sua voce viene spezzata per un lunghissimo istante, per
poi tornare tutto come un’infinita distesa di acqua calma.
Xena ripercorre lentamente il percorso inverso fino a trovare le labbra della
compagna che, con il volto rilassato e soddisfatto, si lascia trasportare dalla
marea di sensazioni, sentendo il suo sapore nella bocca della guerriera.
«Come stai?» Chiede Xena dolcemente.
«Non mi sentivo così bene da secoli.» Scherza Gabrielle, mentre la compagna si
lascia atterrare da lei senza opporre resistenza.
«Ora voglio solo mangiarti tutta.» Afferma Gabrielle percorrendo, sul corpo di
Xena, lo stesso sentiero che la guerriera aveva tracciato sul suo corpo poco
prima.
Conosce a memoria ogni forma della compagna, ogni taglio, ogni cicatrice, ogni
curva e ogni spigolo di ossa vagamente sporgenti.
Xena si lascia trasportare dalle sensazioni che le mani e la bocca di Gabrielle
le provocano, facendole perdere il lume della ragione, anche se cerca
disperatamente di non farsi sopraffare. Ma il calore e il piacere che sente sono
qualcosa di così meraviglioso che le sue difese si abbassano e lascia che
Gabrielle faccia di lei quello che desidera.
La poetessa non si lascia scappare l’occasione e, con gesti lenti, si prende la
rivincita su Xena facendola arrivare ad un passo dal punto di non ritorno per
poi sottrarla a quel piacere sconvolgente, lasciandola a boccheggiare sulle
coperte completamente in disordine sotto di loro.
«Ti odio, Gabrielle.» Riesce a mormorare la guerriera prima di afferrare la
bionda testa della compagna per condurla nuovamente a darle piacere.
«Non così in fretta, amore.» Afferma con un sorrisetto maligno, facendo quasi
supplicare la principessa guerriera di darle quello di cui ha bisogno. E
Gabrielle si lascia convincere da quegli occhi pieni di amore per lei, così
fieri e profondi in ogni momento. E mentre la poetessa si dedica a darle
piacere, gli ansiti fuoriescono dalle labbra socchiuse di Xena e per Gabrielle
non c’è musica più bella che sentire il suo nome pronunciato tra i gemiti da
quella bocca che ama tanto baciare. E, come tutto è cominciato, tutto finisce
mentre Xena crolla, lasciandosi sopraffare completamente dal piacere.
Le due donne rimangono una tra le braccia dell’altra in religioso silenzio,
ascoltando solo il battito dei loro cuori che, pian piano, riprendono a battere
ad un ritmo regolare.
«Allora? È come ai vecchi tempi?» Domanda la poetessa con un radioso sorriso
sulle labbra.
«Tutto come allora, solo con un giaciglio migliore.» Specifica Xena con un
sorriso di rimando.
«Ora dobbiamo solamente imparare a vivere in questo mondo.» Afferma Gabrielle,
guardando fuori dalla finestra alle spalle della compagna.
«Impareremo fino a che staremo insieme.» La rassicura la guerriera posandole un
dolce bacio sulla fronte, sentendosi stringere forte dalle braccia della sua
amata.
Finalmente si addormentano dopo una lunga giornata di nuova vita e il letto su
cui giacciono viene rischiarato da una pozza di luce lunare che, entrando dalla
vetrata dell’abbaino, rischiara le due figure placidamente abbracciate.
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FINE °°