Titolo: Altea
Fandom: Xena - the warrior princess
Personaggio/Coppia: Xena x Gabrielle
Altri personaggi:Altea, Morimoto, Kenjii
Rating: G
Riferimenti: Questa fan fiction si riferisce al
giorno dopo la morte di Xena.
DISCLAMER: I personaggi di Xena, Gabrielle ecc ecc
sono copyright della MCA/Universal Renassiance Pictures.
Tali personaggi sono stati utilizzati senza il consenso degli autori, ma non a
fini di lucro.
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Altea
AUTORE: Crys
…nasce e cresce, poi
finisce e se tradisce,
ti sarà chiaro che, la vita non è un film…
Articolo 31
-No! Non è lei che hai visto! Ti stai sbagliando!
-Vorrei che non fosse così, mi dispiace ma, l’ho vista con i miei occhi…
-Kenji, ascoltami conosco Xena più di quanto conosca me stessa, lo sentirei se
le fosse successo qualcosa, non si fa colpire se non è lei a volerlo… (…se mi
rimanessero trenta secondi di vita è così che vorrei viverli, guardandoti negli
occhi…) lei… lei sta bene quindi ora vado a cercarla!
(Non ascoltare i suoni ma quello che sta dietro i suoni…)
Gabrielle chiude gli occhi e cerca di capire “dove” ascoltare, non le riesce,
tutto quello che sente è silenzio, quel silenzio che chiude una battaglia. Sente
solo l’eco delle ultime parole dell’amica (ora più che mai, voglio che tu sappia
tutto ciò che io so…), e sente la sua testa sempre più pesante; l’unica cosa che
vuole fare è continuare a cercarla.
-Non puoi avermi fatto questo, sono sicura che sei qui intorno e ti troverò…
Davanti a lei incontra Harukata, sì lui deve sapere qualcosa, dovevano
combattere insieme quella battaglia.
-Harukata! Sto cercando Xena, l’hai vista? Dev’essere qui intorno…
Harukata la guarda con compassione…
-L’hanno portata via, Morimoto l’ha fatta trasportare probabilmente al suo
accampamento… come suo trofeo…
Anche lui sosteneva che Xena era morta… morta… morta…
-No! Lei è viva! Non mi avrebbe mai lasciata sola senza una valida ragione! Che
senso ha farsi ammazzare!
-Era l’unico modo per uccidere Yodoshi e liberare le quarantantamila anime che
per colpa sua sono morte a Higuchi… e lei ha accettato di morire pur di
liberarle.
-Cosa?!
-Poteva affrontare Yodoshi solo nel suo stesso mondo, quello dei morti.
-Ma quelle trentamila persone… lei cosa c’entra?
-Sono morte tentando di spegnere il fuoco che lei aveva appiccato per difendersi
dall’assalto della popolazione che non voleva onorasse la morte di Akemy.
-Ma non l’ha fatto di proposito è stato un incidente!
Gabrielle rimase immobile a fissare Harukata con occhi pieni d’odio e
disperazione contemporaneamente.
-Devo trovarla!
-Non puoi andare da Morimoto, ti ucciderà!
Ma Gabrielle si allontana da lui per andare all’accampamento di Morimoto.
Quando giunge all’accampamento si trova davanti il corpo di una donna
decapitato, sembrava proprio il corpo di Xena. Quella scena le provoca un
malore, s’inginocchia a terra aspettando forse che qualcuno la raggiunga da
dietro la schiena e le faccia la stessa cosa che hanno fatto con Xena. Dopo
pochi secondi, infatti, accanto a lei compare Morimoto che le punta una spada.
Gabrielle si alza lentamente vede l’uomo che ride di fronte a lei ma non
reagisce;
-Voglio la testa della mia amica!
Morimoto le dice che se la vuole, deve guadagnarsela affrontandolo in duello.
-D’accordo!
Quando Morimoto si avvicina a Gabrielle con uno scatto la ragazza si sposta
girandosi di lato e colpendo Morimoto alla schiena con l’impugnatura della sua
spada. L’uomo cade a terra con la lama della spada di Gabrielle puntata alla
gola:
-Hai vinto! Ora dovrai uccidermi… o te ne manca il coraggio?…
Gabrielle lo colpisce al volto facendogli perdere i sensi. Prende la testa
dell’amica e il suo corpo per darle degna sepoltura, affinché potesse riposare
in pace.
-Quando credevi di aver perso me, hai intrapreso un viaggio nel regno dei morti
pur di trovarmi… io sono una codarda; accetterò di sopravvivere con il tuo
ricordo sempre con me, non ci sarai che tu…
…
-Ve lo chiedo per l’ultima volta, è meglio che mi lasciate in pace!
-Sì, forse è meglio, non vogliamo che tu ci faccia del male… Addosso!!!
-Li avevo anche avvertiti…
Quattro uomini stavano combattendo contro una donna, sembravano in difficoltà ma
Gabrielle decise in ogni caso di dare una mano alla donna e dopo pochi istanti
furono tutti sconfitti…
-Conosco questi uomini, anche con mille sconfitte non hanno intenzione di
cambiare maniere.
-Probabilmente non hanno alternative, c’è chi nasce per combattere e chi per
vivere in pace… In ogni modo non avevo bisogno del tuo aiuto…
Quella donna apparve piuttosto scontrosa nei confronti di Gabrielle, la quale
non se la prese:
-Infatti…, me ne stavo andando.
Detto questo si girò per andarsene, ma la donna che poco prima l’aveva
praticamente rimproverata per averla aiutata, colpita dalla reazione di
Gabrielle, la chiamò:
-Scusami!
Gabrielle si voltò verso di lei e la donna continuò:
-Sono stata una maleducata, ti chiedo scusa… il mio nome è Altea.
-Gabrielle…
-Ti devo ringraziare, hai messo a repentaglio la tua vita per aiutarmi
-L’importante è che sia tutto a posto ora, a loro basta trovare qualcuno solo
nel bosco per avere la scusa per derubarla… Ho visto come ti battevi, hai
ragione a dire che non avevi bisogno d’aiuto, sei davvero brava!
-Non è mia intenzione essere brava a combattere, ciò che voglio è solo
sopravvivere.
(sopravvivere…)
Quella parola riportò Gabrielle a quel giorno, alle ultime parole che aveva
pronunciato mentre seppelliva il corpo di Xena, rimase immobile per alcuni
istanti poi balbettò:
-Già…
-Ho forse detto qualcosa di sbagliato?
-No, stavo… solo pensando.
-Io ero diretta a Cirra, se anche tu eri diretta lì potremmo fare un pezzo di
strada insieme.
Gabrielle non voleva accettare, non per Altea, la trovava una gran persona, ma
non aveva più intenzione di condividere niente con nessuno, forse un pezzo di
strada con qualcuno era quello che le ci voleva:
-Non so, ma dopotutto sono diretta anch’io lì… va bene.
Altea vede Gabrielle piuttosto dubbiosa ma finge di non accorgersene, Gabrielle
la incuriosiva molto, non le aveva mai sorriso, ma non era certo una persona
scontrosa. I suoi occhi erano spenti, e la sua voce dura. Eppure era sicura che
doveva essere dolce e molto buona, poi desiderava parlare con qualcuno, dopo
tanti giorni passati da sola.
-Bene! Possiamo andare.
Durante il cammino Gabrielle non aveva molto da dire, nonostante una nuova
conoscenza solitamente incuriosisca la maggior parte delle persone, la cosa
sembrava non interessare Gabrielle.
Per Altea invece ogni scusa era buona per aprire un discorso che poi non faceva
altro che disperdersi nel vuoto.
-Forse i miei discorsi ti annoiano, probabilmente io stessa ti sto annoiando… Se
non vuoi la mia compagnia posso andarmene da sola…
Gabrielle l’interruppe:
-No! Credo di essere io quella noiosa, ti chiedo di scusarmi, solo che… è da
molto tempo che non “parlo” con qualcuno, o almeno nel vero senso della parola.
Quando non si parla da molto tempo poi non si sa più cosa dire…
- Io penso che “Una persona che parla poco ha molto da dire”
Gabrielle accenna ad un sorriso:
-Tempo fa adoravo scrivere, avrei certamente aggiunto questa frase sulle mie
pergamene.
Quella giornata stava volgendo al termine, il sole si stava avvicinando
all’orizzonte:
-Credo che sia meglio trovare un posto dove dormire.
-Sì, è da un po’ che sento un ruscello scorrere, forse sarebbe una buona idea
metterci sulla riva, prendiamo qualche pesce, odio dormire a stomaco vuoto.
Con un po’ di malinconia Gabrielle le risponde:
-Non me la cavo bene con la pesca.
-Non c’è problema, posso pensarci io, se tu ti occuperai della cucina!
-Forse è meglio… vado a prendere della legna.
Mentre raccoglieva la legna pensava a quello che stava succedendo; lei in
compagnia di una donna che non era Xena, non lo voleva, no, la sua vita era
irrimediabilmente legata a quella di Xena e Altea era solo un’intrusa. Ma non
era quello il motivo che la stava turbando, il fatto è che le sembrava una gran
persona, era buona e saggia, sapeva combattere molto bene, insomma, le ricordava
Xena. Anche se lei tentava di allontanare quel pensiero, non le era possibile
farlo. Non appena sarebbe tornata le avrebbe detto che le loro strade dovevano
dividersi, non le avrebbe spiegato il motivo. Sì, era la cosa migliore per lei.
Ora però ciò di cui aveva bisogno erano alcuni esercizi con la spada; chiuse gli
occhi e si lasciò immergere nei ricordi, s’immaginò Xena e eseguiva i suoi
movimenti, dapprima lentamente poi sempre con più energia finché non si fosse
stancata. Dopo alcuni istanti sentì qualcuno avvicinarsi, riaprì gli occhi e si
diresse con la spada in mano dove provenivano i rumori. Con sua sorpresa era
Altea:
-Non era mia intenzione disturbarti e neppure spiarti, ti stavo cercando poi mi
ha incuriosita guardarti; ti muovi bene, sei bravissima! Riesci a farlo con
qualcuno davanti? Magari con me, basta che io ti dica dove colpisco e vediamo se
riuscirai a bloccarmi.
Gabrielle le rispose timidamente:
-Non so se sia una buona idea…
-Dai, chiudi gli occhi!
Gabrielle chiuse gli occhi come le aveva chiesto Altea.
-Ti colpirò sulla tua destra, fai attenzione
Altea bloccò la lama della sua spada sulla spalla di Gabrielle.
-All’inizio è difficile ma sono sicura che insistendo un po’… Dai, ora sulla
sinistra, nello stesso punto.
Questa volta riuscì a bloccare il colpo di Altea, intuì il momento giusto:
-Sapevo che avresti imparato in fretta.
Continuarono così per alcuni minuti, poi Altea le chiese di concentrarsi
maggiormente:
-Puoi capire dove sto per colpirti se riuscirai a “sentire” il mio movimento.
Gabrielle cercò di concentrarsi maggiormente, cercò di materializzare davanti a
sé qualcuno, all’inizio fu un guerriero, poi l’immagine divenne quella di Xena.
Rimase immobile mentre Altea la colpì sul collo, quando riaprì gli occhi per
alcuni istanti quella che aveva davanti non era Altea:
-Xena!!!
Aveva gli occhi sbarrati, guardava qualcuno che non era lì davanti a lei. Quando
si rese conto di quello che era successo guardò di nuovo Altea:
-Ma tu chi sei… Chi sei!!!
Corse via, scoppiò in un pianto a dirotto, si accovacciò su se stessa
stringendosi le ginocchia al petto. Quando Altea la raggiunse le si avvicinò
lentamente, le poggiò una mano sulla spalla e… istintivamente, l’abbracciò
carezzandole i capelli. Gabrielle cercò debolmente di allontanarla ma Altea non
voleva che si liberasse dalle sue braccia, in qualche modo sapeva che le avrebbe
fatto bene. Infatti pochi istanti bastarono a Gabrielle per calmarsi, si sentiva
di nuovo protetta…
-Io…
Altea l’interruppe:
-No, non dire niente, ora ti preparo qualcosa poi ce ne andiamo a dormire, è già
abbastanza tardi
-Non ho più fame…
Altea la guardò dritta negli occhi con sguardo dolce; quella ragazza le emanava
tenerezza…
…
Quando Gabrielle si svegliò la mattina seguente vide Altea che stava tagliando
della frutta a fette; sarebbe stata la loro colazione. Quando Altea la guardò,
Gabrielle rimase bloccata, come se temesse qualcosa.
-Ti senti meglio questa mattina?
Ma non ebbe risposta, c’era un clima talmente teso, l’aria sembrava
irrespirabile. Altea capiva che doveva dire qualcosa. Forse non era il momento,
forse sì, quale momento migliore… ma fu Gabrielle la prima a parlare:
-Altea… devo farti le mie scuse per ieri sera…
-No! Cosa stai dicendo puoi scusarti per qualcosa che fai di proposito, non per
i sentimenti che provi… quelli sono loro a controllare noi…
Poi quello che Altea voleva dire si dissolve, come in un vuoto di memoria:
-…Mangiamo ora…
Gabrielle le sorride come per ringraziarla. E dopo aver mangiato continuarono il
cammino. Durante il cammino Gabrielle sembra molto più disponibile nei confronti
di Altea:
-Tu di dove sei?
-Stagira! Sono nata lì e lì ho vissuto fino a non molto tempo fa, aiutavo mio
padre, coltiva un pezzo di terra. Ho una sorella, lei si è sposata non molto
tempo fa, ed ora sono in tre ad occuparsi di quella terra.
-Perché te ne sei andata?
-Perché?! Bhe, questa è una bella domanda, ancora non so risponderti. Non mi ha
mai sfiorato l’idea di lasciare tutto così, la mia vita era semplice… poi tutto
è cambiato…
-Cambiato?!
Domandò Gabrielle piuttosto perplessa.
-Sì, così da un giorno all’altro! Non so per quale motivo ma un giorno ho
impugnato la spada ed è stato come se l’avessi sempre usata; eppure non ne avevo
mai presa in mano una! Rinnegavo la violenza. Ma non era solo quello, qualcosa
forse una forza, mi diceva che dovevo fare qualcosa. Non so neppure cosa,
l’unica soluzione che ho trovato è stata quella di partire… così…
-E’ molto strano quello che hai detto, forse una volta non ti avrei creduta, ma
ora non credo tu menta… c’è un motivo che ti spinge a Cirra?
-Ho sentito delle voci secondo le quali i loro cittadini sono vittime da giorni
di predoni che pretendono da loro compensi per niente: Tu invece?
Gabrielle fu evidentemente colpita dalle affermazioni di Altea.
-No, io ero diretta… a Potidea, lì sono nata… Sei disposta a mettere a
repentaglio la tua vita per qualcuno che non conosci?
-E’ più importante per chi combatti o la ragione per cui lo fai? Ci sono cose
per cui vale la pena morire… possono anche essere poche persone ma l’importante
è sapere cosa è giusto ed agire di conseguenza.
(Ci sono cose per cui vale la pena morire)
Questa frase… quando erano intrappolate in un mondo parallelo dove Xena era
regina di Roma e lei una famosa poetessa, di nuovo coincidenza? No, non doveva
pensarci, così le rispose:
-Già…
-Anche tu combatti; cosa ti spinge a farlo?
-No, io non combatto, lo facevo, ora me ne vado in giro, chiedendomi ogni giorno
cosa sia giusto e cosa no.
-Eppure hai voluto proteggermi da quei briganti
-E’ stato un caso che foste lì, non potevo stare a guardare.
-Credo che spesso la vita sia molto meno complicata di come pensiamo. Per quanto
mi riguarda esiste il male e il bene, una cosa è sbagliata e l’altra è giusta,
non ci sono “ma”, “forse”.
Gabrielle la guardò come per annuire, poi continuarono il loro cammino. Quando
arrivarono a Cirra entrarono in una taverna sperando di trovare informazioni,
quando un uomo, evidentemente un guerriero chiese loro cosa ci facessero in quel
posto. Altea gli rispose con tono duro che la cosa non lo riguardava ma il
guerriero rispose:
-Sì cara fanciulla, la cosa mi riguarda e come. Se volete trattenervi per alcuni
giorni in questa città dovete pagare un compenso.
Altea strizzò l’occhio a Gabrielle intendendo che avevano trovato ciò che
cercavano.
-Ah, davvero? E a chi dovremmo questo compenso?
-A Eurito, signore di Cirra.
-Ah, e dove possiamo trovare questo… Eurito?
-Non vi riguarda, piuttosto tirate fuori gli scudi o dovrete andarvene.
Detto questo estrasse la spada come per minaccia. Altea fece lo stesso, vi fu un
combattimento tra i due che si concluse con l’uomo a terra e la lama di Altea
puntata alla sua gola:
-Ora mi vuoi dire dove posso trovare questo “signore di Cirra”?
Ma l’uomo non rispose così Altea dopo aver dato uno sguardo veloce a Gabrielle,
colpì con le dita un punto sul collo dell’uomo che cominciò a perdere sangue dal
naso e sembrava soffocare.
-Ti consiglio di parlare.
-In fondo a questa strada… in una costruzione in pietra…
Altea rifece quella mossa e l’uomo si riprese, poco prima di ricevere un pugno
in pieno viso che gli fece perdere completamente i sensi. Altea non sapeva come
avrebbe reagito Gabrielle nel vederla fare quella mossa, così, come se distratta
da mille pensieri le disse:
-Andiamo!
Gabrielle non le rispose ma la seguì, dopo pochi istanti:
-La mossa che hai usato con quel soldato… te l’ha insegnata qualcuno?
Altea non riusciva a trovare una risposta che avrebbe potuto soddisfare
Gabrielle, così si fermò e si voltò verso di lei; la guardò dritta negli occhi,
il suo sguardo era pieno di dolore e gioia, mischiati l’uno con l’altro.
-Si, Gabrielle, me lo ha insegnato qualcuno, ma ora è meglio pensare ad Eurito;
te la senti? Non sei obbligata a seguirmi…
-Io vengo con te!
-“Sapevo che avresti risposto così”
(Sapevo che avresti risposto così)
No, non era, non poteva essere una coincidenza, quella frase l’aveva detta Xena
prima di entrare a Higuchi; Altea sapeva qualcosa che non le voleva dire, almeno
fino a quel giorno.
Quando trovarono la casa che aveva detto il soldato non videro nessuno
all’entrata, così decisero di fare irruzione. Dentro vi trovarono cinque uomini
e l’uomo seduto al centro non poteva che essere Eurito. Vista l’irruzione, due
uomini si fecero contro le due donne ma furono presto messi a terra. Poi fu la
volta degli altri due, per un istante di distrazione Gabrielle è colpita e cade
a terra, ma in un attimo Altea riesce a sconfiggerlo, allunga una mano a
Gabrielle così che possa rialzarsi velocemente, infatti così fu.
-Poso chiedervi il motivo di tale visita?
Domandò Eurito.
-Certo! Vogliamo che lasci in pace questa gente e ti allontani da Cirra
immediatamente.
-Altrimenti?
Fece l’uomo con tono quasi ironico.
-Altrimenti te la vedrai con me!
L’uomo si alzo in piedi con la spada in pugno e attaccò Altea. Il combattimento
durò un po’, Gabrielle rimase a guardare, come faceva il più delle volte con
Xena. Alla fine Altea ebbe la meglio e l’uomo se ne andò a gambe levate.
I cittadini di Cirra le ringraziarono offrendogli del denaro e del cibo.
Accettarono solo il cibo e se ne andarono.
Gabrielle sembrava non voler parlare di niente in quel momento, tutti i suoi
sentimenti erano in subbuglio, pensava solo al modo di combattere di Altea, al
suo modo di essere… del tutto uguali a quelli di Xena…
-Gabrielle! Io ti devo parlare…
Ma Gabrielle, con la voce rotta da una forte emozione l’interrompe…
-No, per favore, ora non ho voglia di parlare di niente, mi sento piuttosto
stanca.
Disse quelle parole senza guardarla negli occhi.
-D’accordo.
Le rispose Altea turbata. Gabrielle se ne andò a dormire, mentre Altea decise di
fare una passeggiata nel bosco. Non sapeva cosa fare. Non aveva detto tutta la
verità a Gabrielle, non le aveva detto che poteva vedere lo spirito di Xena, che
le aveva chiesto di aiutarla, di occupare il posto che lei aveva lasciato vuoto.
-Xena, lei sta male, non so come comportarmi…
Xena le rispose:
-Neppure io, questa volta non so come uscirne, non ho mai saputo trattare con i
miei sentimenti, figuriamoci con quelli degli altri…
-Xena… non credo sia la cosa migliore dirle la verità, temo che potrebbe
peggiorare le cose; tu non sarai mai più al suo fianco.
Gli occhi di Xena sembrarono assenti per qualche secondo, stava pensando:
-Questa è la realtà, hai ragione, non posso illuderla, se sa che tu puoi vedermi
potrebbe essere una gioia ora, ma un dolore ancora più grande dopo… sto giocando
con i suoi sentimenti… no, lei deve abituarsi all’idea che io non ci sono più, è
forte, ce la farà. Dobbiamo aiutarla ad accettare la realtà così come sta.
-Ma cosa possiamo fare, temo di aver perso la sua fiducia.
-Ti farò sapere al momento, per ora assecondala.
Il mattino seguente Gabrielle si svegliò molto presto, era nervosa, così decise
di fare qualche esercizio con la spada, voleva migliorare… doveva migliorare. Ma
doveva anche chiarire le cose con Altea… chi era in realtà? Non era un caso se
l’aveva incontrata, Altea l’aveva voluto, lei sapeva benissimo chi fosse… ma
questi pensieri le appesantivano la testa:
-No, non devo pensarci, ciò che dovrà avvenire avverrà…
Così continuò i suoi esercizi. Altea si svegliò:
-Buongiorno! Ti stai allenando?
-Sì, sono piuttosto nervosa questa mattina…
-Ah, mi dispiace… forse…
Ma Gabrielle l’interruppe:
-No! Non mi va di parlare! Non so chi tu sia e sinceramente non voglio saperlo!
Ma so che tu sai molto di me. Se non mi stai prendendo in giro desidero che, al
prossimo villaggio che incontreremo, le nostre strade si dividano!
Altea fu colpita da quella reazione, capiva che non era il caso di rispondere,
così la guardò in segno di assenso sussurrando un timido:
-Se è ciò che vuoi…
-Sì.
Il giorno dopo arrivarono a Delphi, mangiarono in una taverna. Nessuna delle due
aveva proferito parola con l’altra, solo con l’oste, per il pranzo. Gabrielle
era triste, glielo si leggeva benissimo in faccia, ma anche dura, decisa… o
piuttosto sfiduciata. Era una persona che aveva perso tutto quello in cui
credeva.
Altea prese la parola:
-Non sempre rimangono con noi… le cose che amiamo di più, spesso siamo destinate
a perderle. Gabrielle, affrontare il dolore con la rabbia non è la cosa giusta…
Gabrielle rimase ferma qualche istante poi, con sorpresa di Altea le rispose:
-Tu cosa fai quando tu fanno un torto, l’accetti o ti arrabbi?
-Nè l’una né l’altra: reagisco. La rabbia spesso rende ciechi.
-Cosa puoi saperne tu?
-Ho conosciuto una persona che ha provato il tuo stesso dolore, lei non ha mai
perso la speranza e soprattutto, non ha perso la sua sensibilità. Ha continuato
a lottare per la sua felicità e per quella degli altri.
-L’ha ritrovata la felicità?
-…Non ancora.
Si alzarono dal tavolo per uscire dalla taverna. La giornata era splendida, il
sole illuminava il villaggio, sembrava abbracciare chi stava sotto i suoi raggi.
-Va bene, ora è meglio che ci separiamo.
Disse Gabrielle, diede un ultimo sguardo ad Altea poi s’allontanò a testa bassa.
Fece pochi passi e si voltò per tornare indietro:
-Sto fuggendo, sto fuggendo da qualcosa che mi spaventa, sono una vigliacca…
Rimase per qualche secondo in silenzio davanti ad Altea, la quale capiva che non
era ancora il momento di fare qualcosa. Forse era proprio così, Gabrielle non
aveva bisogno d’aiuto, solo di qualcuno che stesse lì accanto a lei quando ne
aveva bisogno…
-Per tanto tempo ho desiderato incontrare qualcuno che le somigliasse,
d’incontrare qualcuno che l’avesse conosciuta come l’ho conosciuta io… ora che
l’ho trovata ho capito che stavo sbagliando. Le persone quando se ne vanno
lasciano in noi il loro ricordo, con esso dobbiamo andare avanti… non
rinchiuderci in noi stessi… vorrei che non te ne andassi, perdonami…
-Vieni qui.
Le due ragazze si abbracciarono.
Non avrebbero condiviso per molto tempo il cammino insieme, ma ora Gabrielle era
di nuovo felice.
Altea salutò definitivamente lo spirito di Xena, che era in pace ora.
…
PS: Questa fanfiction è nata da un fatto che mi è capitato;
la vorrei dedicare alle persone che amiamo ma che non ci sono più…
personalmente la dedico a mia madre.
°° FINE °°