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Titolo: Mother Know Best.
Fandom: Xena - the warrior princess
Coppia: Xena x Gabrielle
Prompt: 095.Capodanno.
Rating: vm18
Riferimenti: -Nessuno-
Note: Potrebbe considerarsi un po' una Alternate universe/What if? Perché va un po' fuori dalla storia classica mantenendo comunque l'epoca e i personaggi inalterati. One-shot, Lemon, Romance. Grazie alla mia povera beta [info]phoenixwillow che mi supporta nei miei deliri visionari, dandomi anche corda! ^^ Il titolo è una ripresa di una fic che avevo letto molto tempo fa su un pairing completamente differente e oggi, avendo usato spesso questa frase ho deciso di usarla anche come titolo.
Conteggio parole:3.450 (W) (vagamente logorroica XDD)
Disclaimer: I personaggi di Xena, Gabrielle ecc ecc sono copyright della MCA/Universal Renassiance Pictures. Tali personaggi sono stati utilizzati senza il consenso degli autori, ma non a fini di lucro.
Tabella: TABELLA

Commenti: Se volete lasciare qualche commento all'autrice, scrivete QUI.

 

Mother Know Best

AUTORE: Geo

A volte non riesci a credere che possa esistere qualcosa di più di quel che hai già.

Era un freddo 31 dicembre, gelido come pochi ne ricordava Xena nei suoi ventinove anni di vita. Come da tradizione, che Gabrielle aveva tanto insistito che divenisse tale, erano tornate, dopo un lungo peregrinare, nella locanda di Cyrene per festeggiare l'ultimo e il primo giorno dell'anno.
«Avrà un posto per tutti e tre?» Domandò Joxer, tremando visibilmente di freddo.
«Se non ne avrà, dormiremo nella stalla.» Disse semplicemente Xena, proseguendo il cammino.
«Almeno avremo un tetto sopra la testa. Sembra che il tempo si stia guastando.» Rifletté Gabrielle con il naso all'insù.
Il trio, stanco ma allegro come sempre, finalmente scorse le mura di Amphipolis. Joxer fu il primo a correre verso le stalle della locanda insieme ad Argo, veloce come se lo rincorresse un cane a tre teste.
«Sempre il solito.» Disse Gabrielle con un sorriso, facendo rattristare Xena per un attimo.
«Già.» Riuscì a ribattere la guerriera, sentendo lo sguardo fisso della poetessa su di sé.
Xena le passò un braccio sopra le spalle e la condusse verso l'entrata della locanda, dove Cyrene parlava amorevolmente con alcuni avventori.
«Xena, tesoro!» Cyrene si avvicinò alla coppia, catturandola in un abbraccio che le due ragazze ricambiarono con entusiasmo.
«Sarete molto stanche, chissà quale viaggio avrete dovuto affrontare. Venite, venite vi ho preparato una stanza.» Disse concitata la donna, facendo una strana espressione alla figlia.
«Ho potuto tenervi da parte solamente un letto matrimoniale, spero che a voi non dispiaccia. Avreste dovuto avvisarmi prima della vostra visita.» Continuò, conducendo le due verso i piani superiori.
«Grazie mamma, ma andrà bene anche così.» Affermò Xena, senza lasciar trasparire la gioia per quella notizia inaspettata, mentre nella sua mente le parole "letto" e "matrimoniale" spiccavano lucenti come il sole ad agosto e sul suo volto compariva un'espressione inebetita.
«C'è anche Joxer con noi.» Disse improvvisamente Gabrielle, facendo ripiombare Xena nella realtà.
«E come farete? La stanza non è molto grande.» Si preoccupò subito Cyrene, aprendo la porta di una stanzetta nella quale faticavano quasi a stare un armadio e il letto.
«Dormiremo tutti insieme, in qualche modo.» Propose la poetessa, la quale non appena aveva appreso la notizia che lei e Xena avrebbero dovuto dormire nello stesso letto, era entrata nel panico più totale.
Lo sguardo della guerriera si adombrò e subito Cyrene se ne accorse.
«Dormirò io con lui.» Si affrettò a dire Xena per paura che Gabrielle si offrisse prima di lei.
Di ritorno dalla stalla in cui Joxer aveva depositato Argo, fu informato della loro sistemazione e quasi svenne di paura quando gli fu detto che Xena si era offerta spontaneamente di dividere il letto con lui.
Per Gabrielle fu sistemata ai piedi del letto una branda, che alla ragazza, abituata al duro terreno, non era mai sembrata più confortevole.
Era ormai pomeriggio inoltrato quando tutte le loro cose furono finalmente sistemate a dovere.
Scesero per la cena, che si sarebbe protratta a lungo fino al rintocco della mezzanotte. I tre amici si accomodarono accanto a Cyrene, così da poterla aiutare nel servire le portate di quella lunga cena.
«Siete mie ospiti, non dovete per forza aiutarmi.» Cercò di convincerle Cyrene, dopo che le due avevano portato i primi piatti sulla grande tavolata.
«Ma per noi non è un peso, e poi dovremmo pur ricambiare la tua ospitalità.» Sostenne Gabrielle, levando di mano a Cyrene l'ennesima portata per aiutarla.
«Ma sei come una figlia per me, cara; dovresti ormai saperlo.» Disse la donna con semplicità, facendo commuovere la poetessa che si sentiva al caldo, protetta e in famiglia nonostante l'inverno gelido fuori dall'edificio.
«Ho ancora bisogno di un po' di tempo, ma vedrai che poi sarò una suocera modello.» Disse Cyrene, facendo l'occhiolino a sua figlia.
«Mamma, ma cosa dici? Gabrielle, non ascoltarla, è pazza.» Si affrettò a scusarsi Xena, che maledisse la lingua di sua madre.
«Suocera? Non vedo come questo sia possibile.» Rise nervosamente Gabrielle, che si affrettò ad uscire dalla cucina con il piatto da portata fumante tra le mani.
«Mamma, ma sei impazzita?» Domandò la guerriera una volta rimasta sola con Cyrene.
«Cos'ho detto di male? Si vede lontano un miglio quanto tieni a lei, vorrei solamente vederti completamente felice.» Affermò semplicemente la donna, facendo arrossire la figlia, impresa non da poco. Intanto Xena borbottava qualcosa di incomprensibile che la madre ormai aveva imparato a catalogare come "imbarazzo".
«Non sei ancora riuscita a dichiararti, vedo.» Continuò Cyrene, senza badare alla faccia scandalizzata di sua figlia in quel momento.
«Senti, è complicato. Le cose non sono semplici, per noi in modo particolare.» Cercò di spiegarle Xena, reggendosi la fronte con una mano.
«E in cosa sarebbe complicato? Vai da Gabrielle e le dici semplicemente che non puoi vivere senza di lei.» Suggerì la donna, alla quale la questione non sembrava poi così difficile come sosteneva Xena.
«Madre, vedi, le cose non andranno più tra di noi se le vado a dire una cosa del genere. Non andrà bene solo perché tu sei convinta che sia la cosa giusta da fare.» Cercò di farla ragionare Xena, guardandola come se stesse parlando ad una bambina piccola.
«Non è questione di giustizia, Xena. Ma non vedi come ti guarda? Hai notato i sorrisi che ti fa? E non dirmi che tutti i vostri abbracci sono casuali, perché io non ci credo.» Si infervorò la donna, che ne aveva abbastanza delle titubanze della figlia.
«Sei solo tu che li vuoi vedere come tali. Gabrielle non è innamorata di me. Fine della questione.» Si arrabbiò Xena, sbattendo un piatto a base di carne sul mobile della cucina, mandandolo in pezzi.
«Stai forse aspettando che Joxer te la porti via?» Le chiese Cyrene carezzandole un braccio, cercando di calmarla.
«Se questo sarà il destino, allora vuol dire che era così che doveva andare.» Affermò tristemente la guerriera con gli occhi lucidi.
«Ma ti senti parlare? Vai in battaglia senza paura, ti batti e vinci convincendo le persone che bisogna lottare per quel che si crede e poi hai paura di dichiararti alla tua migliore amica?» Le domandò con calma Cyrene, prendendole il capo tra le mani.
«Non potrei sopportare di perderla e poi quel che dici è impossibile. Io non riesco a vedere nei suoi gesti più che comportamenti da amica.» Affermò nuovamente Xena, cercando di far comprendere alla madre che quella era la semplice e lampante verità.
«Come vuoi tu, ma se non le parlerai mai non potrai mai sapere chi tra noi due aveva ragione. E ricordati che le madri sanno sempre quel che dicono.» Dichiarò Cyrene prendendo la portata tra le mani e uscendo dalla cucina, lasciando la figlia sola con i suoi pensieri.
Dopo pochi minuti una mano gentile, ma differente da quella di sua madre, si poggiò sul suo avambraccio.
«Xena?» La voce di Gabrielle la scosse dai suoi pensieri, facendole fare un balzo.
«Non ti avevo sentita entrare.» Ammise la guerriera.
«Strano detto da te. Ti senti bene?» Le chiese Gabrielle, che conosceva bene le doti di localizzare che aveva l'amica.
«Si, benissimo. Stavo solo… rimettendo a posto qui, mi è scivolato il piatto di mano… ho fatto un disastro.» Disse prendendo al volo un canovaccio per raccogliere i pezzi di carne che giacevano ormai freddi sul ripiano davanti a lei.
«Aspetta, ti aiuto.» Si propose Gabrielle, prendendo un panno umido per ripulire il sugo che era schizzato ovunque.
«Grazie.» Disse solamente Xena, ammirando l'amica che si muoveva con naturalezza come fosse a casa sua.
«Sono quasi le dieci. Tua madre ha preparato molte altre portate?» Domandò la poetessa, osservando la clessidra quasi esaurita per l'ennesima volta.
«Non saprei, sai com'è fatta, sembra che abbia preparato tanto da colmare la fame nel mondo.» Scherzò Xena finalmente più a suo agio. Anche Gabrielle si lasciò andare ad una risata sinceramente divertita.
«Hey, ma dove siete finite voi due? Sul tavolo c'è un maialino veramente eccezionale, dovreste provarlo!» Joxer era piombato in cucina, attirando l'attenzione delle due amiche.
«Scommetto che sarà delizioso.» Disse Xena, posando il braccio attorno alle spalle di Gabrielle per condurla nella sala dove ormai erano tutti ubriachi e ridevano a crepapelle, mentre i loro piatti si riempivano di cibo e le donne si divertivano a provocarli. Qualcuno aveva cominciato a suonare e qualcuno a cantare canzoni popolari, mentre altri ballavano cercando di convincere il resto dei commensali ad unirsi a loro.
«E siamo solamente alle dieci.» Rifletté Xena ad alta voce, facendo sorridere la giovane biondina che era ancora stretta a lei.
La festa, le risate e il vino continuarono ad essere abbondanti e traboccanti. Xena, Gabrielle, Joxer e Cyrene non si erano mai divertiti tanto tutti insieme. Il clima coinvolgente e le persone attorno a loro avevano fatto dimenticare a Xena le sue preoccupazioni, fino a quando Gabrielle le fu accidentalmente scaraventata addosso, facendola finire seduta sulle sue gambe. Per loro il mondo sembrò fermarsi per un istante.
«Scusami tanto, mi hanno spinta.» Si giustificò la poetessa, arrossendo furiosamente per come Xena la stava tenendo stretta a sé, circondandole la vita con un braccio.
«Non è nulla. Non morirò dissanguata per questo.» Disse Xena raggiante, colpa anche delle parecchie coppe di vino che aveva mandato giù e che cominciavano a sortire il loro effetto anche su di lei.
«Posso scendere.» Provò timidamente Gabrielle, senza volerlo veramente.
«No, rimani.» Disse semplicemente la guerriera, stringendola un altro po'. La poetessa trattenne quasi il fiato a quel gesto e il suo cuore cominciò a pompare forte nel suo petto. Sentiva la morbida consistenza delle gambe dell'amica sotto le sue, sentiva il seno di Xena schiacciato alla sua schiena. Nessuna delle due aveva più parlato, non ne avevano bisogno. Respiravano solamente il profumo l'una dell'altra, mentre Cyrene le guardava dall'altro lato della stanza.
«E poi dicono di non essere innamorate.» Sbuffò, trovandole teneramente impacciate.
Ad un tratto la voce di un uomo si levò più alta della musica e dei canti.
«Sapete cosa si dice che accada a capodanno?» Urlò a squarciagola per attirare l'attenzione di tutti su di sé.
«Cosa succede?» Domandò Xena, che teneva ancora tra le braccia Gabrielle.
«Che chi fa l'amore a capodanno lo fa tutto l'anno!» Disse scoppiando a ridere con la pancia gonfia di vino e il naso rosso, per poi ribaltarsi all'indietro finendo sul proprio fondoschiena.
Tutta la locanda eruppe in una sonora risata e qualcuno propose un brindisi.
«All'amore!» Urlavano tutti, sbattendo i propri bicchieri tra loro.
«All'amore, allora.» Disse Xena quasi in un sussurro, battendo leggermente il suo bicchiere contro quello di Gabrielle.
«Già, così pare. All'amore.» Ripeté anche lei per poi rinfrescarsi la gola con il fresco vino.
Un'altra voce, vicino alle finestre, si alzò sovrastando nuovamente quella di tutti gli altri.
«Nevica!» Urlò un ragazzo, indicando il paesaggio che piano si stava imbiancando fuori dalla locanda.
Tutti si alzarono dal proprio posto, e chi era ancora in grado di muoversi senza barcollare troppo raggiunse le finestre dalle quali potevano osservare i tetti imbiancarsi.
«Trovo che sia bellissima.» Affermò Cyrene, avvicinandosi a Gabrielle che si era alzata dalle gambe di Xena, la quale aveva dovuto reprimere un brivido quando non aveva più sentito il calore del corpo della giovane stretto al suo.
«Vero.» Ammise Gabrielle con gli occhi che luccicavano di gioia.
«Anche Xena lo è molto.» Buttò lì, quasi casualmente, Cyrene. Gabrielle si voltò a guardare la guerriera che ora stava parlando con Joxer di qualcosa che non riusciva a cogliere, trovandosi troppo lontana e sopraffatta dai rumori della festa.
«Ha una figlia molto bella.» Decise infine di dire, capendo che Cyrene si aspettava da lei una risposta.
«Anche tu lo sei molto. Siete diverse, ma in modo da porre rimedio ai difetti l'una dell'altra.» Continuò la donna, guardando distrattamente fuori dalla finestra il paesaggio che, via via, si faceva sempre più candido.
«La ringrazio molto.» Riuscì solamente a dire la poetessa.
«Sono felice che ci sia tu nella sua vita. Hai salvato Xena molte volte, ma soprattutto l'hai salvata da sé stessa. È come se anche tu fossi diventata figlia mia insieme a lei. Se ora lei è la persona meravigliosa che è diventata è solo grazie a te.» Affermò Cyrene seriamente, guardandola negli occhi.
«Io…» Gabrielle era imbarazzata da tutti quei complimenti e dubitava fortemente che, se la donna avesse sospettato lontanamente che era innamorata di sua figlia, le avrebbe fatto gli stessi apprezzamenti.
«Non devi sentirti in imbarazzo, è solamente quello che ogni madre vorrebbe per le proprie figlie: vederle felici insieme.» Affermò, e prima che Gabrielle avesse modo di risponderle si dileguò fra i convitati.
«Già, felici insieme, se questo è un sogno non svegliatemi mai più.» Sussurrò al suo bicchiere ormai vuoto.
Xena e Joxer le si avvicinarono per poter osservare, anche loro, lo spettacolo fuori dalle finestre.
Quando il ragazzo si fu allontanato, sedotto dallo sguardo un po' brillo di una ballerina che si dimenava a ritmo di musica, Gabrielle si decise a parlare.
«Ho parlato con Cyrene prima.» Disse sorridente.
«Scusala se ti ha importunata. Ti ha importunata?» Domandò Xena poi, rendendosi conto che Gabrielle non aveva ancora detto nulla e sentendosi un po' stupida.
«No, anzi, è stata molto dolce e molto gentile. Ha detto che è molto felice che io sia con te.» Le riferì, cercando di non arrossire ripensando al tono quasi malizioso che la voce di Cyrene aveva assunto alla fine del loro breve, ma intenso colloquio.
La clessidra era stata girata altre due volte e la mezzanotte si avvicinava incalzante.
«Voglio vedere un bel bacio tra tutti gli innamorati allo scadere della mezzanotte!» Urlò Cyrene, indirizzando uno sguardo malizioso verso Xena e Gabrielle che si accorsero delle parole della donna mentre le loro budella si attorcigliavano piacevolmente al pensiero di baciare l'altra.
Il conto alla rovescia cominciò incalzante battuto a ritmo di musica, mentre i secondi volavano e Xena e Gabrielle si guardavano imbarazzate, non riuscendo a prendere una decisione: baciare l'amica e poi dare colpa al troppo alcool nelle vene, oppure limitarsi ad un abbraccio? In fondo nessuna delle due credeva di essere ricambiata dall'altra e i sorrisi nervosi tra loro aumentavano mano a mano che i secondi passavano; e così erano già giunti al "tre" ancora solamente due secondi… uno… e poi urla concitate, bicchieri traboccanti nuovamente sbattuti tra loro, grida e coppie che si baciavano appassionatamente, mentre Xena si chinava veloce sulle labbra di Gabrielle catturandole in un bacio lento e caldo. Dapprima la sorpresa e poi un calore dallo stomaco alla bocca invase la poetessa, facendole socchiudere gli occhi e aprire le labbra, per dar modo alla lingua di Xena di insinuarsi lentamente tra di esse, per cercare la sua. Il bacio durò parecchio, mentre le mani salivano tra i capelli e sulla schiena, stringendo lievemente il corpo della compagna.
Il sorriso che apparve sul volto di Cyrene era quasi più felice di quello che ora Xena e Gabrielle si stavano rivolgendo ancora lievemente imbarazzate.
«Desideravo farlo da tanto.» Ammise la guerriera per poi trattenere il fiato in attesa della risposta.
«Ho sperato per tanto che tu lo facessi.» Dichiarò la poetessa per poi arrossire furiosamente.
Il sorriso sui loro volti era diventato ancora più largo e le loro budella avevano ricominciato a muoversi, stordendole.
Mano nella mano passarono accanto ad un Joxer addormentato sul bancone del bar, mentre biascicava qualcosa di incomprensibile.
«Domani avrà un bel mal di testa.» Affermò Xena, ridendo per l'espressione corrucciata sul volto del loro amico.
«Chissà cosa starà sognando.» Si chiese Gabrielle senza dare troppo peso al tutto; quello che davvero le importava stava stretto nella sua mano in quel preciso istante.
Cyrene le raggiunse rapidamente prima che prendessero le scale per i piani superiori.
«Allora? Dove credete di andare? La festa non è ancora finita e poi, da quel che ho potuto osservare, sembra che io avessi avuto ragione dal primo istante, non è vero Xena?» Chiese maliziosamente alla figlia, che era rossa come un peperone e in egual modo lo era Gabrielle.
«Appunto perché la festa non è finita noi andiamo su, abbiamo da festeggiare.» Affermò Xena raggiante, guardando intensamente gli occhi verdi di Gabrielle.
«Ah beh, se allora la metti così non ho più nulla da obbiettare. Mi raccomando di chiudere bene la porta, voi due.» Ammiccò maliziosamente, mentre le altre due sparivano per le scale ridendo divertite.
«Su cos'è che aveva ragione tua madre?» Domandò Gabrielle dopo l'ennesimo bacio mozzafiato che Xena le aveva abbondantemente elargito.
«Fantasticava su una tua presunta attrazione nei miei confronti. Ma te l'ho detto che mia madre è pazza.» Affermò Xena ridendo.
«Forse non così tanto.» Soffiò Gabrielle sul collo di Xena, prima di attirarla a sé per un altro bacio intenso.
Faticarono parecchio a chiudere la porta a chiave dietro di loro, mentre Xena pressava Gabrielle contro il legno liscio che l'avrebbe fatta sicuramente scivolare se la guerriera non l'avesse sollevata di peso, cominciando a spogliarla dei vestiti.
«Il... Il letto.» Riuscì a dire Gabrielle con fatica, mentre Xena si chinava verso il suo seno carezzandolo con le labbra.
La guerriera non sembrava aver sentito il minimo rumore, perchè aveva cominciato ad accarezzare ancora più intensamente di prima. Improvvisamente Gabrielle si sentì trasportare e quasi scaraventare sul letto da una Xena che faticava a trattenere le imprecazioni per essersi completamente dimenticata della branda che, ai piedi del letto, l'aveva fatta cadere miseramente, facendole depositare il suo dolce fardello con poca grazia.
«Amore! Ti sei fatta male?» Domandò Gabrielle, fiondandosi verso la compagna per assicurarsi del suo stato.
«Cosa hai detto, scusa?» Le chiese Xena con uno sguardo indecifrabile.
«Ti... ho chiesto come stavi.» Ripeté lentamente Gabrielle, che non riusciva a capire se Xena stesse scherzando oppure avesse preso una botta in testa.
«No, non quello. Prima hai detto un'altra cosa.» Disse la guerriera raggiante.
Gabrielle comprese e un sorriso le illuminò il volto.
«Amore.» Ripeté Gabrielle con voce maliziosa.
«Mmh, che suono meraviglioso, amore.» Affermò Xena, arrampicandosi sul letto dove la poetessa si fece sovrastare senza tante lamentele.
«Dove eravamo rimaste?» Domandò la guerriera, fingendosi pensierosa.
«Credo a questo..» Gabrielle, sollevandosi sui gomiti, unì nuovamente le loro labbra.
«Giusto.» Affermò Xena maliziosamente, prima di scendere sul collo per poi scivolare sempre più in basso verso i seni e poi sulla pancia piatta di Gabrielle.
«Xena...» Mormorò la poetessa, chiudendo gli occhi d'imbarazzo mentre la guerriera le scioglieva i nodi della gonnella.
«Guardami.» Le ordinò dolcemente Xena, piantando i suoi chiarissimi occhi in quelli di Gabrielle che non ebbe bisogno di farselo ripetere due volte.
Mentre finiva di spogliarla, Xena si sollevò per unire nuovamente le loro labbra, così la più giovane poté cominciare a spogliare la compagna lisciandone la pelle con i polpastrelli, sentendola calda e fremente quanto la sua.
«Pensi che stia correndo troppo?» Domandò ad un tratto Xena, che non aveva fino a quel momento considerato minimamente quella possibilità.
«Oh Xena, e me lo chiedi anche? Sono qui nuda sotto di te, aspettando solo che tu faccia qualcosa e ora ti vengono questi stupidi dubbi?» Le chiese la poetessa che cominciava velocemente ad eccitarsi, sentendo le mani della compagna percorrerla sensualmente.
Il volto della guerriera si illuminò e senza più remore portò le sue mani tra i loro corpi, sfiorando e premendo leggermente con i polpastrelli quella zona sensibile.
Gabrielle trattenne il fiato, sentendo le dita di Xena scivolare lentamente in lei, mentre le loro bocche si divoravano mai sazie. Imitandone le mosse, ma sentendosi comunque impacciata, la poetessa cominciò ad accarezzare e toccare fino a quando entrambe non iniziarono ad avere pensieri irrazionali, concentrandosi solamente sul piacere che stavano provando e dando l'una all'altra. Con altre poche spinte entrambe raggiunsero il paradiso, lasciando uscire dalle labbra un gemito di piacere.
Si guardarono dolcemente sorridendosi, sentendosi inebetite per il piacere provato pochi momenti prima. Xena si spostò di lato, così Gabrielle appoggiò il capo sulla spalla dell'amata mentre aspettavano che il loro respiro tornasse regolare.
Intanto, al piano inferiore, la festa continuava, ma nonostante il rumore, le grida e la musica ogni pensiero di Cyrene era concentrato sulla scena dolcissima a cui aveva assistito poco prima.
«Lo dico sempre io, che le madri sanno sempre quel che è meglio per le loro figlie, non è vero Joxer?» Domandò al ragazzo che, disteso sul bancone ancora completamente stordito, grugnì qualcosa di non ben definito per poi crollare nuovamente in stato comatoso.
«È stato un capodanno meraviglioso.» Sussurrò Gabrielle accoccolata tra le braccia della guerriera.
«E siamo solamente all'inizio dell'anno.» Affermò Xena maliziosamente, facendo comparire il medesimo sorriso sul volto della poetessa.
La principessa guerriera non si era mai sentita così felice come in quel momento e, in fondo, un pochino avrebbe dovuto ringraziare sua madre per questo.

°°  FINE  °°



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