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Titolo: Ordinary day.
Autore: xena4gabrielle 
Beta: phoenixwillow 
Fandom: Xena – TWP/SVS
Coppia: Xena/Gabrielle
Rating: VM14
Prompt: Le vecchie abitudini sono dure a morire. (Set 7)
Conteggio Parole: 1˙500 (W)
Riferimenti: 6x16 Send in the clones.
Avvertenze: One-shot, Comedy.
Disclaimer: I personaggi di Xena, Gabrielle ecc ecc sono copyright della MCA/Universal Renassiance Pictures. Tali personaggi sono stati utilizzati senza il consenso degli autori, ma non a fini di lucro.
Tabella: SyllablesOfTime

Commenti: Se volete lasciare qualche commento all'autrice, scrivete QUI.

Ordinary Day

AUTORE: Geo

Come ogni mattina, Xena era solita fare un lungo bagno rilassante insieme alla sua compagna nella grande vasca della loro stanza da bagno e, come ogni mattina, le due finivano per allagare il pavimento che, dolente o nolente, era spettatore delle loro battaglie acquatiche, nonché delle loro complicate acrobazie amorose.
Come ogni giorno, il tubetto del dentifricio veniva spremuto proprio nel centro da una distratta Xena, la quale si doveva poi ascoltare la ramanzina di Gabrielle che, ogni volta, le rammentava di usare prima il dentifricio sul fondo e solo in un secondo momento quello al centro.
Era un’assolata giornata di giugno e nulla sembrava poter andare per il verso sbagliato. Gli uccellini cinguettavano, il caffé scendeva ad intervalli regolari, goccia dopo goccia, nella caraffa e il sole inondava il loro appartamento annunciando la vicina estate.
Il gatto, un trovatello che si era autoinvitato nell’appartamento poche settimane prima, faceva le fusa sul letto beandosi delle coccole che le due donne gli stavano riservando tra un bacio e l’altro.
«Fortuna che il sabato non dobbiamo andare a lavorare.» Affermò Gabrielle, alzandosi improvvisamente dal letto per andare a prendere un grosso vassoio su cui appoggiare tazze, tazzine, brioche e tutto quello che di più ghiotto avevano in cucina, senza dimenticare una ciotola di latte anche per il micio.
«Potremmo andare in centro, fermarci a mangiare un boccone al solito posto e poi farci un giretto pacificamente per negozi.» Propose ancora Gabrielle, porgendo una fetta di pane e marmellata alla compagna che aprì la bocca senza farsi pregare.
«Negozi?» Domandò Xena con la bocca impiastricciata di ciliegie, che Gabrielle si premurò di ripulire con un bacio.
«Si, beh, so che non ci vai proprio matta, è solo per passare una tranquilla giornata.» Propose Gabrielle, sapendo di averla comunque vinta in partenza. Xena non era mai stata capace di negarle alcunché.
«Giornata tranquilla? Gabrielle, ricordi cosa successe l’ultima volta che avevamo programmato una “Giornata Tranquilla”?» Domandò l’ex-principessa guerriera.
«Abbiamo trovato un pazzo, non è stata colpa mia se quell’uomo non accettava la verità. Io mi sono limitata a chiarire un paio di punti, non c’era bisogno di prendersela in quel modo.»
«Gabrielle, ogni volta che usciamo non puoi aggredire verbalmente tutti quelli che non accettano il nostro stile di vita.» Le rammentò Xena, accarezzandole l’avambraccio con lente carezze.
«Certo che posso, pensa te se non posso stare mano nella mano con la mia donna solo perché quelli come lui hanno un cervello troppo ristretto per capire cosa sia l’amore.» Si infervorò nuovamente la poetessa, cercando di non farsi distrarre dalle dolci torture che la compagna stava svolgendo su di lei.
«Lo so, ma tu non potresti semplicemente ignorarli e continuare per la tua strada? Perché cerchi di spiegare? È tutto tempo sprecato e poi tocca sempre a me tirarci fuori dai guai.» Le ricordò la guerriera, interrompendo i baci sul collo e le carezze sulle braccia di Gabrielle.
«Io avrei preferito che tu gli avessi tirato un bel pugno in testa come ai vecchi tempi.» Le sorrise malignamente la poetessa, non sembrando neppure notare che la compagna aveva smesso le carezze.
«Avrei tanto voluto farlo anche io, ma qui non siamo nel nostro tempo, ci porterebbero entrambe in prigione e non possiamo permettercelo.» Disse Xena, cercando di lasciar cadere velocemente l’argomento: di certo avrebbe voluto trattarne uno decisamente differente sotto le coperte.
«Una volta era tutto più semplice, mentre ora… a parte la semplificazione nell’utilizzo delle penne per scrivere. Non trovi sia un’invenzione geniale?» Domandò l’ex bardo di Potidea.
«Qui non si può usare quasi nulla di quello che adoperavamo nella nostra epoca; in compenso abbiamo molti più confort di allora.» Affermò Xena prima di lanciare una ciabatta contro il muro per spiaccicare una zanzara.
«XENA!» La sgridò Gabrielle, guardando l’insetto cadere con millimetrica precisione nel cestino della carta.
«Cosa? Cosa c’è?» Chiese Xena non capendo la reazione, a suo dire spropositata, della compagna.
«Hai sempre avuto questo brutto vizio di usare qualsiasi cosa ti capiti a tiro per stendere i tuoi avversari.» Le ricordò Gabrielle con le mani sui fianchi e un’espressione austera sul volto.
«Non ho usato uno dei tuoi manoscritti questa volta, non sono così sprovveduta da prendermi un’altra delle tue tremende punizioni. Niente sesso per un’altra settimana, non avrei resistito ancora!» Le ricordò Xena con espressione atterrita al solo pensiero.
«E ci mancherebbe altro, questa volta non mi sarei limitata ad una semplice punizione. Abbiamo comprato questa magnifica zanzariera per liberarci degli insetti, perché ti ostini a voler dar loro la caccia?» Le domandò Gabrielle esasperata.
«Mi tiene in forma. Qui non ci sono mai occasioni per buttarsi in qualche rissa, oltre al fatto che, se lo facessi, potrei finire male con le armi che utilizzano in questo secolo. E tu non vuoi certo che mi accada questo, non è vero, mio tesoro?» Le chiese l’ex principessa guerriera, alzandosi per recuperare la sua ciabatta che, riversa, giaceva vicina al cestino della carta straccia.
«Hai una faccia di tolla incredibile, Xena. Riesci sempre a cavarti dai guai sapendo che, in fondo, io non posso controbattere.» Affermò la poetessa ritenendosi battuta, non senza cogliere l’occasione di rimirare la compagna che, in biancheria intima, tornava verso di lei con movenze sinuose ed uno sguardo malandrino sul volto.
«Cosa… cosa ti hanno detto al lavoro ieri sera? Hai accennato a qualcosa, ma poi, beh… sai meglio di me cosa è successo ieri sera.» Domandò per distogliere i pensieri poco casti che le erano immediatamente corsi alla mente.
«Progetti di spostamento del personale della caserma, ma non credo che mi trasferiranno. Niente di importante, comunque.» Affermò l’ex guerriera, notando lo sguardo famelico di Gabrielle.
«Sarebbe un bel problema. Se ti trasferissero dovremmo trovarci un’abitazione più vicina al nuovo posto.» Considerò l’ex poetessa di Potidea, improvvisamente dimentica del corpo della compagna che ancora si avvicinava maliziosamente.
«Oh no. Non credo proprio che mi trasferiranno, il comandante ha un debole per la sottoscritta e mi basteranno due moine ben piazzate per ottenere quel che voglio.» Ammise Xena, notando troppo tardi lo sguardo di fuoco che la compagna le stava rivolgendo.
«Ma non c’è di che preoccuparsi. È un idiota completo, credimi. D’altronde tu sei proprio il mio tipo, biondina. Che ne dici di dimenticarci le stupide passeggiate in centro e intrattenere interessanti attività con la sottoscritta?» Domandò sporgendosi verso le labbra di Gabrielle che, con freddezza maliziosa, si alzò di scatto facendo precipitare Xena a volto in giù facendole pestare il naso sul materasso.
«Hey!» Si lagnò la guerriera, cercando subito lo sguardo della compagna e massaggiandosi la punta del naso.
«Se dobbiamo rimanere a casa allora lavorerò ancora un po’ alla mia sceneggiatura.» Affermò la scrittrice recuperando carta e penna, sedendosi al largo tavolo di lavoro dove poteva rivivere per ore le esperienze della loro vita passata tra signori della guerra e lunghi bagni nei pressi di qualche laghetto immerso nella natura.
«Sei sempre la solita. Non mi darai mai soddisfazione, vero Gabrielle?» Le domandò la guerriera con sguardo vagamente risentito.
«No? Questa notte non eri esattamente dello stesso parere, mi sembra.» Le ricordò la bionda, guardandola fintamente corrucciata.
«Che ne dici di passare la giornata al lago? Ho voglia di pescare.» Propose Xena, sviando abilmente l’argomento.
«Così mentre tu peschi io posso scrivere.» Considerò Gabrielle, grattandosi il mento con la biro con fare pensoso.
«Allora è deciso. Prepariamoci e andiamo!» Affermò Xena, balzando in piedi entusiasta.
«Ci vorrà tutta la mattina ad andare, senza contare che, essendo sabato, tutti si sposteranno per il week end.» Le ricordò di rimando Gabrielle, frenando immediatamente l’entusiasmo della compagna.
«Sei la solita disfattista. Perché per una volta non ti siedi in macchina e non lasci fare a me?» Le chiese la guerriera, afflosciandosi nuovamente sul letto dal quale era balzata in piedi pochi secondi prima.
«Perché quando arriveremo sarà tempo di tornare indietro.» Considerò Gabrielle, guardando l’orologio al suo polso.
«E allora ci fermeremo per la notte e tu non dovrai pensare ad altro che alle coccole che ti farò.» Propose la mora con semplicità.
«Ma…» Cercò di controbattere ancora la scrittrice per poi non trovare nessuna argomentazione valida.
«Niente ma, scrittrice mia. Tu lavori troppo. Parli di luoghi sublimi e di vite vissute, ma se ti fai sommergere dal lavoro sarai tu a non avere più una vita.» Decise di giocare la carta che sapeva avrebbe fatto arrendere la compagna.
«Come sei filosofica. E per fortuna che tra le due la scrittrice sono io.» Finse di commuoversi Gabrielle, tirandole una cuscinata prontamente schivata dai riflessi attentissimi della guerriera.
«Ti ho convinta, allora?» Si animò Xena, battendo le mani estasiata.
«Va bene, mi hai convinta.» Dovette arrendersi Gabrielle, posando carta e penna per poi prepararsi insieme alla compagna a trascorrere una piacevole giornata in riva al lago, durante la quale Xena si sarebbe preoccupata solamente di riempire la cesta di pesce e Gabrielle di osservare tutta la scena da sotto una quercia, mentre le parole avrebbero preso vita dalla biro che scorreva sui fogli bianchi, riempiendoli di meravigliose avventure.

°°  FINE  °°



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