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Titolo: Symphony
Parte: 1 di 6
Fandom: Xena – the warrior princess
Coppia: Xena x Gabrielle
Prompt: 062.Primavera.
Rating della storia:
PG-13
Note: Alternate universe (AU), Long-fic, PoV.
Beta: Grazie alla mia beta phoenixwillow che avrà di cui ridere di questa storia assurda XD
Conteggio parole: 1˙550
DISCLAMER: I personaggi di Xena, Gabrielle ecc ecc sono copyright della MCA/Universal Renassiance Pictures.
Tali personaggi sono stati utilizzati senza il consenso degli autori, ma non a fini di lucro.
Tabella: TABELLA

Commenti: Se volete lasciare qualche commento all'autrice, scrivete QUI.


Simphony

AUTORE: Geo

Cap. 1  ||  Cap. 2  ||  Cap. 3 || Cap. 4 || Cap. 5 || Cap. 6

Capitolo 1

Questa è la storia di come, un assolato mattino di primavera,
ritrovai l’amore sulla mia strada e me ne innamorai.

PoV Emily.
Non si attende mai invano e questo l’ho imparato sulla mia pelle, vivendo l’esperienza più stravolgente, ma anche più emozionante di tutta la mia vita.
A ventiquattro anni la mia vita non sembrava differente da quella di chiunque altro. Lavoravo, la sera uscivo con le amiche e conducevo una sana vita sessuale, come tutti.
Quando ero ancora molto piccola, avevo sognato di imparare a studiare pianoforte, ma le finanze in casa erano sempre messe a rischio e sapevo che un passatempo di quel genere non avremmo mai potuto permettercelo.
Io e la mia famiglia vivevamo in un piccolo, a dir poco, appartamento sulle coste della Nuova Zelanda. La nostra vita procedeva tranquilla e in armonia; non eravamo ricchi, ma mia madre non avrebbe mai fatto mancare nulla a me e a mio fratello minore.
Una volta ultimati gli studi all’università, mi trovai un lavoro e, anche se non era il lavoro dei miei sogni, almeno potevo aiutare in casa e quel che mi rimaneva lo mettevo via segretamente.
“Non si sa mai.” Mi dicevo. Un giorno in cui l’influenza mi aveva costretta a letto, accesi la televisione non sapendo neppure cosa guardare esattamente. Mi fermai su un canale su cui davano un concerto: improvvisamente, nella mia mente, ritornò quel pensiero che mi aveva tanto fatta sognare quando ero ancora una bambina. L’indomani avrei cercato un’insegnante, senza più rimandare.
Il giorno seguente raggruppai il mio gruzzolo; non erano molti soldi, ma pensai che per iniziare probabilmente sarebbero bastati.
Ricordai che, quando andavo ancora alle scuole primarie, alcuni ragazzi erano venuti nel nostro istituto per un concerto gratuito per sponsorizzare la loro accademia. Chiesi a mio padre se sapeva quale fosse e, essendo lui postino, non fece alcuno sforzo per ricordarsi esattamente la via di quel luogo.
Mi armai di uno profondo respiro e, con tutto il coraggio che avevo accumulato durante il tragitto, bussai alla porta.
La visione più incantevole del mondo mi si parò davanti con un sorriso meraviglioso sul volto, lunghi capelli neri raccolti in un’alta coda di cavallo che terminava con parecchi boccoli scuri.
«Ciao.» Mi disse affabile con una voce a dir poco melodiosa.
Dovetti inghiottire un paio di volte prima di riuscire a parlare nuovamente.
«Buon giorno. Io vorrei avere delle informazioni per iscrivermi ad uno dei vostri corsi.» Dissi quasi tutto d’un fiato.
La gentile sconosciuta mi fece accomodare all’interno dell’abitazione: subito notai la sfarzosità di quel luogo, così lontana dalla mia casetta sulla costa.
Notai anche come le movenze sensuali di quella donna mi stavano mandando completamente fuori di testa. Aveva un abitino leggero che svolazzava ad ogni movimento delle lunghe gambe, che terminavano in un paio di sandali con il tacco alto.
Mi ripresi dalla visione quando la vidi tornare verso di me con un depliant.
«Qui è scritto tutto quello che vuoi sapere. I costi, gli orari e i corsi presenti. Io sono l’insegnante di pianoforte, nonché la proprietaria di questa accademia.» Mi disse, mentre mi perdevo nei suoi meravigliosi occhi chiari come il cielo d’estate.
Annuii per non sembrare troppo stupida, alternando il mio sguardo tra il suo viso e il foglio che tenevo tra le mani.
«Lo leggerò e poi credo che mi iscriverò, è una cosa che ho sempre sognato di fare sin da bambina.» Ammisi non riuscendo a fermare il fiume di parole che mi era nato spontaneo nel cervello.
«Avevi già in mente uno strumento in particolare?» Mi domandò, continuando a sorridermi gentilmente.
«Il pianoforte, mi affascina molto.» Dissi non sapendo più a cosa mi stavo riferendo esattamente.
«Bene, cara. Farò in modo di essere la tua insegnante, se ti iscriverai.» Mi disse con occhi quasi maliziosi. Il mio cuore perse un battito e il mio sorriso si allargò di sua volontà.
«Va bene.» Dissi quasi automaticamente con un filo di voce.
«Dovrai solamente portare alcuni documenti per l’iscrizione e poi potremo cominciare le lezioni.» Mi propose affabile, per poi cingermi le spalle come se ci conoscessimo da tempo. Io non ero abituata a tanto affetto da una sconosciuta, ma ricambiai felice di quel contatto così inaspettato, ma così gradevole e caldo.
Uscii da quel luogo con un sorriso stampato sulla faccia e il cuore che mi traboccava di gioia. I miei genitori non avevano mai avuto tutti i torti sul vietarmi di intraprendere uno studio così complicato. Entrambi, infatti, sapevano quanto potessi essere scostante e che ero in grado di scoraggiarmi per le cose in cui non riuscivo ad avere soddisfazione, ma questa sarebbe stata una cosa completamente differente. Loro, infatti, non potevano immaginare quanto impegno avrei messo nel non saltare neppure una lezione. Quella donna era così diversa dalle ragazze che avevo frequentato fino a quel momento, e non mi importava che lei avesse trenta, quaranta, o addirittura cinquanta anni: la cosa non mi pareva minimamente rilevate, l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era che mi aveva stregata con un solo sguardo. Quella donna doveva essere mia.
Tornai a casa e lessi tutto il volantino nei minimi dettagli. Preparai i documenti nel portafogli, li lasciavo sempre a casa per paura di non trovarli più dopo averli lasciati tutto il giorno nell’armadietto del supermercato in cui avevo trovato una sistemazione provvisoria. Contai i soldi che avevo messo da parte, racimolando la cifra indicata sul depliant per un mese di lezioni di prova; se poi la cosa mi avesse presa completamente, come speravo accadesse, allora avremmo fatto l’iscrizione vera e propria.
Andai a dormire, ma i miei occhi non volevano saperne di chiudersi. Fissai il soffitto della mia stanza per parecchio tempo, fino a che non riuscii ad addormentarmi.
Era possibile che l’incontro con quella donna, assolutamente casuale, mi avesse fatta emozionare tanto? L’unica cosa a cui riuscivo a pensare era che non vedevo l’ora di rivederla l’indomani. Mi ero follemente innamorata di una sconosciuta di cui non sapevo nulla, neppure il nome.
Il giorno dopo, una volta terminato il turno al lavoro, corsi all’accademia. Era una giornata di marzo calda e primaverile, come poche ne avevo viste in vita mia. “Anche il tempo è dalla mia parte.” Pensai non riuscendo a smettere di sorridere.
Bussai nuovamente a quella porta e, quando si aprì, comparve nuovamente lei. Quando mi vide, sorrise altrettanto radiosamente e io mi sentii in paradiso.
«Sei tornata. Non avevo dubbi.» Mi disse mettendomi un braccio sulle spalle, conducendomi verso il suo studio.
Mi fece accomodare su di un comodo divanetto rosso, in tinta con la moquette della stanza. Le finestre erano aperte per far passare l’arietta che mi aiutava a rinfrescare le mie guance bollenti.
Lei si sedette accanto a me. Mi trovavo a pochissimi centimetri dalle sue labbra e cominciavo già a sragionare.
«Hai portato tutto, tesoro?» Mi chiese, vedendomi taciturna.
«Si, tutto quel che è riportato sul depliant.» Dissi.
«Ottimo, sei una delle poche che ho visto rispettare tutto quello che dice quel foglio. Cominciamo decisamente bene.» Mi sorrise e pensai che se fossi morta in quel preciso istante non mi sarebbe importato di meno.
Le passai i documenti. Lei li lesse e trattenne per un secondo il fiato.
«Vediamo: Emily Smith, origini inglesi, vedo. Siamo nate a due giorni di distanza, ma in due anni decisamente differenti.» Mi disse, mentre la sua gamba sfiorava la mia distrattamente. Il fiato mi si mozzò in gola e cominciai a pensare che esistesse realmente quella cosa che chiamano destino.
«Ottimo, amo circondarmi di persone del mio stesso segno zodiacale.» Dissi, sperando di non arrossire. Lei non disse null’altro. Si limitò a sorridermi.
«Puoi venire domani a fare la prima lezione, se vuoi.» Mi riferì, consegnandomi nuovamente i documenti mentre estraevo i soldi dal portafogli.
«Domani lavoro fino a tardi, ho il turno doppio.» Le spiegai, vergognandomi vagamente del lavoro che svolgevo, e lei non chiese altro.
«Dimmi quando puoi che ti tengo fissa per quel giorno, senza prendermi altri impegni.» Disse alzandosi per archiviare tutte le pratiche riguardanti la mia iscrizione. Mi porse la sua mano, che fui felice di afferrare. Non la lasciai, pensando che quella poteva essere un’occasione più unica che rara. Mi condusse fino al cortile sul retro, dandomi una magnifica visuale di quella dimora. Non mi accorsi neppure che la sua mano non era più nella mia, rapita dalla magnificenza che si respirava in quel luogo dove, da lontano, sentivo strumenti suonare dolci melodie, mentre dalle finestre ragazzi grandi e piccoli accordavano i loro strumenti.
«Non mi hai ancora detto il giorno.» Mi ricordò lei, sorridendo al mio stupore.
«Oh, si, giusto. Sabato mattina?» Domandai, sperando che quel giorno l’accademia fosse aperta.
«Ottimo, ma sentirai un po’ di confusione; quel giorno si allena anche il coro.» Mi informò e io potei solamente annuire.
«Allora ci vediamo sabato mattina.» Mi disse, abbracciandomi nuovamente e dandomi un bacio sulla guancia.
Ricambiai il saluto e mi avviai all’uscita di quel luogo in cui tutto mi aveva completamente sedotta.
Prima di uscire dal portone d’ingresso, mi girai per guardarla e lei era ancora lì ferma a guardami. Presi un profondo respiro e salutai nuovamente con un gesto distratto della mano che lei ricambiò. Uscii per strada, dandomi mentalmente della stupida per non averle chiesto il suo nome. Ma poi mi dissi che avrei avuto molto tempo per scoprirlo.

°°  Continua  °°



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