> Synopsis
> Original Transcript
> Adattamento Italiano
> Subtext
> Colonna Sonora
> Curiosità




> Episodi Originali
> Sottotitoli Italiani
> Come collaborare
> Team Traduttori
> Team Syncher




> History
> Mithology




> Skin The Sims 2
> Xena On Magazines
> Xena On TV
> Xena: The Planet




> Forum
> Chat
> Guida alla Chat
> Guestbook




> LotS ITALIA
> Gayopoles
> Icons100_Ita




Titolo: The evil symphony.
Fandom: Xena – the warrior princess.
Coppia: Xena x Gabrielle
Prompt: 018.Nero.
Rating: VM18
Riferimenti:
3x11 Maternal Instincts - 3x12 The Bitter Suite
Note: One-shot, Angst, PRESENZA DI SCENE DI VIOLENZA. SE IL TEMA DISTURBA GIRARE ALLA LARGA. (consigliato l’ascolto di “Carmina Burana - O Fortuna” di “Carl Orff” durante la lettura =D)
Conteggio parole: 2.028 (W)
Disclaimer: I personaggi di Xena, Gabrielle ecc ecc sono copyright della MCA/Universal Renassiance Pictures. Tali personaggi sono stati utilizzati senza il consenso degli autori, ma non a fini di lucro.
Tabella: TABELLA

Commenti: Se volete lasciare qualche commento all'autrice, scrivete QUI.

 

The Evil Symphony

AUTORE: Geo

Come era potuto accadere? Come erano potute arrivare a tutto quello?
Xena non riusciva a spiegarsi come, un momento prima, aveva riso con Solan e, un momento dopo, l’aveva trovato senza vita tra le sue braccia.
Era suo figlio e lei non era mai riuscita a confessarglielo, e da quel momento in poi non avrebbe potuto farlo mai più, per colpa sua.
Era solo colpa di Gabrielle, era colpa sua se era successo, e ora correva a perdifiato in sella ad Argo spronandola ad andare più veloce, sempre di più per non sentire più quel sordo dolore dentro al suo petto.
Il vento le fischiava nelle orecchie con forza e la sua voce gridava e, insieme ai suoi talloni, incitava la cavalla a dare di più, a portala lontano da quel luogo che le ricordava solo la disgrazia che si era appena abbattuta su di lei per mano della donna che aveva giurato di amare.
L’aveva avvertita che Hope era solo il male, che in quella bambina non c’era nulla di buono, come invece si ostinava ad affermare Gabrielle. Aveva provato in mille modi a farle capire qual era la cosa giusta da fare, ma lei non aveva voluto darle ascolto, tradendola nel momento stesso in cui aveva permesso alla prole del demonio di vivere.
L’unica immagine che la sua mente continuava a riproporle con forza era il corpo di Solan tra le sue braccia, senza più un alito di vita in corpo.
Argo correva esortata dalla sua padrona, con il fiato che si condensava in nuvole di vapore fuori dal suo naso. Stanca e affaticata, la cavalla avanzava su pendii innevati e Xena, incurante del freddo, gridava e si dimenava come una furia sulla sella, mentre la sua mente non riusciva più a ragionare lucidamente e le immagini della sua vita con Gabrielle si accavallano a quelle più recenti, creando un’altalena di emozioni che la stessa guerriera non sembrava più in grado di gestire, preda delle furie.
L’odio si alternava al desiderio di avere Gabrielle, per poter trovare, almeno per qualche momento, una pace che solo lei era stata capace di darle, donandole un equilibrio.
Odio e amore, odio e amore, come su un’altalena che andava troppo veloce, che era impossibile fermare se non cadendo miseramente da essa. E Xena non sapeva da quale lato fosse meglio precipitare: l’odio l’aiutava a non pensare e ad andare avanti, contro il freddo, contro le intemperie. Ma l’amore era qualcosa che le mancava, perché, una volta che lo aveva sperimentato, non riusciva più a farne a meno, ed anche per questo odiava Gabrielle. Se lei non le avesse insegnato quell’amore, ora lei non sarebbe in quello stato, piangendo tutte le sue lacrime per un figlio che non aveva più e per la rabbia cieca del tradimento della sua compagna.
Mandava fendenti all’aria, colpendo la rada vegetazione sotto la neve con la lunga spada, mentre il suo chakram rimbalzava da albero ad albero, scuotendoli con forza ed abbattendo i deboli arbusti già provati dal freddo.
Xena urlava il nome di Solan tra le lacrime di rabbia e disperazione, come a voler credere che così facendo lo avrebbe riportato da lei.
Il tempo di un addio che non c’era stato, il momento in cui gli avrebbe svelato che lei era sua madre. L’aveva sognato da tempo e Gabrielle le aveva portato via tutto.
E il tradimento era la cosa che la faceva infuriare maggiormente. Come aveva potuto, Gabrielle, nasconderle la verità su Hope senza mai sembrarne in colpa? Le aveva mentito deliberatamente. Le aveva tenuta nascosta una parte di lei, come se la loro relazione non avesse avuto nessun significato.
Com’era possibile? Com’era potuto accadere?
Diceva di amarla, diceva che il loro amore era la cosa più importante per lei e, invece, aveva buttato tutto all’aria per una figlia concepita dall’odio e dalla violenza. Come aveva potuto preferirla a lei?
L’unico pensiero di Xena era ormai solo quello di vendicare il suo bambino, uccidendo il suo carnefice.
E l’odio l’accecò nuovamente, proponendo nella sua mente immagini terribili e devastanti di lei che uccideva Gabrielle. La lama della spada dentro il suo petto, il sangue della giovane poetessa sulle sue mani e, mentre esalava il suo ultimo respiro tra le sue braccia, l’avrebbe guardata negli occhi, compiendo così la sua vendetta per poi impazzire del tutto, uccisa dai suoi stessi sensi di colpa.
E l’altalena nella mente di Xena continuava a oscillare pericolosamente, mischiando amore e odio, facendone nascere una visione spaventosa e disumana di gesti più simili a quelli di una Xena del passato, ad una Xena oscura, che ormai la guerriera pensava di aver dominato e soppresso, ma, nel fondo della sua coscienza, sapeva esserci ancora. Lì, in agguato, pronta a colpire alla prima debolezza che era puntualmente arrivata, per spezzarle il cuore in modo tanto doloroso da ricordarle il momento in cui aveva visto la morte del suo adorato fratello Linceus, ma travolgendola cento volte di più.
E le visioni di odio e dolore continuavano, altalenando pericolosamente, così vicine a rompere la fine corda che la teneva legata alla sanità mentale.
Gabrielle, Solan, Gabrielle.
Aveva amato, si era fidata per la prima volta e quello che aveva ricevuto in cambio era stato tradimento.
Si erano giurate amore la notte prima, sotto il manto stellato, strette sotto una soffice pelliccia dopo aver fatto l’amore e il giorno dopo si erano giurate odio.
E quel gesto si trasformava nella mente di Xena, ormai dominata dalla pazzia, in una violenza sul corpo della compagna, legata stretta sotto di lei mentre la faceva gridare di piacere e poi di dolore, trasformando il loro atto di amore in qualcosa di bestiale e terrificante.
Gabrielle si destò dal sonno, terrorizzata dal suo incubo, e si accorse che a svegliarla erano state le sue sorelle Amazzoni che, sentitala gridare, erano accorse nella sua tenda credendola in pericolo.
La poetessa si sentì bruciare il ventre e il seno, per poi accorgersi di averlo graffiato con le sue stesse unghie, sotto le quali poté vedere il suo stesso sangue rappreso.
L’incubo terrificante delle sevizie, alle quali la sottoponeva la compagna, le provocò conati di vomito al pensiero e le lacrime le scorsero sulle guance incapaci di fermarsi considerando che, forse, quell’incubo non era poi così lontano da una possibile verità.
Credeva di essere nel giusto. Aveva sempre cercato di portare vita e non morte, e tutto quello che aveva ottenuto, con quel suo stupido rispetto per la vita, era di aver perso la sua compagna.
Aveva ucciso per la seconda volta e non solo la sua bambina, ma anche Solan. Il figlio del quale Xena andava così fiera e sul quale fantasticava per un felice futuro, in cui ci sarebbe stata anche lei al loro fianco. Xena le aveva confessato di quanto le sarebbe piaciuto, un giorno, poter formare una famiglia insieme a loro due e Gabrielle sapeva ormai di aver distrutto tutti quei sogni e speranze.
Le sue orecchie non sentivano le parole delle sorelle Amazzoni, che, attorno a lei, cercavano di consolarla. L’unico suono che udiva era quello del suo cuore, che le rimbombava nelle orecchie come un tamburo assordante.
Cosa ci sarebbe stato una volta che quel sordo tonfo nelle sue orecchie si sarebbe fermato? Una condanna o la salvezza?
Aveva bisogno di Xena, aveva bisogno dei suoi occhi color ghiaccio inchiodati nei suoi, delle sue mani dolci mentre l’accarezzavano confortandola dopo un brutto sogno, della sua voce suadente mentre facevano l’amore.
Aveva maledettamente bisogno di lei, di sapere che avrebbero aggiustato tutto una volta che saranno di nuovo insieme e, soprattutto, aveva bisogno di sapere se Xena avrebbe mai potuto perdonarla.
Singhiozzava e si raggomitolava in posizione fetale, preda della disperazione.
Gabrielle sapeva che Joxer era fuori dalla sua tenda, ascoltando ogni singulto e ogni invocazione a Xena, ma, per quanto le dispiacesse sapere che l’amico stava soffrendo per i suoi sentimenti non corrisposti, non poteva far altro che gridare tra le lacrime tutto il suo amore per la compagna, con la speranza che lei potesse sentirla chiedere perdono.
Colta dalla stanchezza e dalla spossatezza per il troppo piangere, Gabrielle scivolò lentamente in un sonno fatto di incubi e ricordi, nei quali poté vedere il corpo senza vita di Hope accanto a lei, avvelenata dalla sua stessa madre, da colei che le aveva dato la vita e gliel’aveva tolta.
E nel sogno quella bambina così simile a lei nella sua infanzia, con i lunghi capelli biondi e il fisico minuto, l’accusava tra le lacrime della sua morte. Di come fosse stato doloroso sentire il veleno che, in modo lento e straziante, le aveva infettato ogni parte dell’organismo per poi mettere fine alle sue sofferenze nella morte. E poi la scena cambiava e Xena le dava le spalle, tenendo tra le braccia Solan piangendo per la sua morte, mentre lei cercava di dire qualcosa, ma le parole non uscivano dalla sua gola. Il senso di frustrazione le rendeva impossibile rimanere ferma sull’uscio a fare niente e, mentre cercava di avvicinarsi alla sua compagna, le due figure si allontanavano sempre più da lei, che cercava allora di allungare il passo e poi di correre, ma non riuscendo mai a raggiungerle, fino a che queste scomparivano lasciandola al buio in completa solitudine.
E per la seconda volta si svegliò, questa volta con un panno fresco sulla fronte e un amico silenzioso al suo fianco, che non fece parola con lei di ciò che aveva udito mentre parlava nel sonno e delle lacrime che le scorrevano ancora sulle gote, come se non ci fossero state.
Gabrielle voleva solo dimenticare, avrebbe voluto solamente poter tornare a quel giorno lontano in Britannia dove tutto era cominciato, ma sapeva che questo non era possibile.
Era colpa di Xena se era successo tutto quello, le sue assurde vendette contro Cesare e i suoi debiti verso quel passato che sembrava impossibile da riscattare. L’aveva abbandonata, tradendola per un’altra. L’aveva odiata e aveva desiderato tanto poterle far capire che l’unica cosa davvero importante erano loro due. Ma tutto quello che aveva ottenuto era stato di farla quasi uccidere, perdendola per sempre.
Strano come, ogni volta, sembrava essere colpa di una sua decisione, votata alla vita, la causa di una loro separazione.
Gabrielle si chiedeva se, a quel punto, tutte le vite che aveva cercato di salvare, a volte inutilmente, fossero valse la pena che ora sentiva. E ora lei sarebbe stata alla pari di tutti quei nemici periti sotto i fendenti della spada di Xena, sarebbe stata considerata anche lei un avversario da combattere ed eliminare per spurgare il mondo dal male.
Nel suo cuore era pronta a prendere una decisione: se quello che Xena voleva da lei era la sua vita, allora lei gliel’avrebbe concessa, perché non riusciva a vivere senza di lei e una vita fatta di incubi e odio non le serviva.
Sarebbe rimasta dalle sue sorelle Amazzoni fino a che Xena non fosse venuta a prenderla, perché Gabrielle sapeva che questo sarebbe successo, se conosceva bene la compagna come credeva. La sua parte oscura l’avrebbe dominata di nuovo e lei, questa volta, sapeva di non avere potere per fermarla, essendo stata lei con il suo gesto sconsiderato a lasciare che riaffiorasse.
Gabrielle era troppo stanca e triste per dire o fare qualcosa, così rimase immobile, lasciando che fossero gli altri a fare quello che credevano fosse meglio per lei.
Chiuse gli occhi per poter vedere il volto e il corpo di Xena attraverso i suoi ricordi.
La dolcezza con cui l’amava e il rispetto che aveva imparato ad avere per la vita. Quello stesso sentimento che le aveva divise, probabilmente per sempre.
Quei momenti che le mancavano tremendamente e che temeva di non poter rivivere insieme mai più. Tutto quel dolore e la lacerazione delle loro due anime da cui difficilmente sarebbero riuscite a guarire se non ci avessero provato insieme.
La poetessa, che aveva tanto amato, si sentiva vittima del destino che, nel peggiore dei casi, l’avrebbe fatta perire per un eccesso di amore.
Ora Gabrielle attendeva, aspettava il momento in cui avrebbe visto, forse per l’ultima volta, la persona che amava di più al mondo e sarebbe stato solo per terminare una catena d’odio destinata a concludersi nel peggiore dei modi.

°°  FINE  °°



> Bookmarks
> Fan Arts
> Fan Fictions
> Icons
> Signs
> Blog's Graphic
> Tribute Videos
> Userbars
> Wallpapers
> Misc




> Xena / Lucy
> Gabrielle / Renèe
> Xena&Gabrielle
> Screencaps





> Crosswords




> Com'č nato il sito
> Collaboratori
> Special Thanks





> Affiliates
> Link Me




> E-mail
> Msn

 

This is the Never Forget - This site is By Amazon © Tutti i diritti riservati

Xena: the warrior princess and its trademarks are the property of Universal Pictures and/or Renaissance Pictures.
 All screen captures used are the property of Universal Pictures and/or Renaissance Pictures. Some logos and other images are also the property of Universal Pictures. All rights reserved. No copyright infringement is intended.

This no-profitmaking site has the only purpose to promote the Xena series and show our love and admiration for Lucy Lawless and Renee O' Connor.
Please
contact me if you see on this website some material that shouldn't be here. Graphic and content are © 'Never Forget'.
Please do not take anything without asking first.