DISCLAIMER: Ecco la mia fanfiction con subtext dedicata a Xena ed Olimpia. Una storia
romantica, che vi terrà incollati allo schermo. I personaggi di Xena e Olimpia
non appartengono a me, bensì alla Universal Picture e tale racconto non ha fini
di lucro e non vuole infrangere alcun copyright. Questo racconto contiene scene
d'amore non esplicito tra due donne, per cui se tali argomenti vi arrecano
disturbo o se siete minorenni, cambiate immediatamente sito. Se invece volete
proseguire, buona lettura!
Un Ordine A Cui Disobbedire
AUTORE: Xenagirl83
Le urla degli schiavi risuonavano nella fredda notte, all'accampamento di
Olimpia, la spietata Sovrana dell'intera Grecia.
Urla disperate, miste a dolore e richieste di pietà. Ma non era Olimpia,
stavolta, ad incutere terrore tra loro; ella era nella sua tenda, controllata da
ben cinque guerrieri armati, tra le quali quella che per molti era considerata
la migliore. Xena era il suo nome.
Era una guerriera di rara bellezza, con lunghi capelli corvini, due abbaglianti
occhi celesti ed un fisico statuario, possente, slanciato, ma al tempo stesso
seducente.
Per queste sue caratteristiche, unite alla straordinaria abilità con la spada,
era diventata il sogno di guerrieri, schiavi, e segretamente, anche Olimpia
stessa, del tutto ostica all'amore e alle sue varianti, si era scoperta più di
una volta come ipnotizzata nell'osservarla.
Tuttavia, una temibile Regina come lei, non aveva tempo da perdere in simili
perdite di tempo che richiedessero l'utilizzo dei sentimenti.
Gli schiavi erano per la maggior parte ragazzini da addestrare ad un futuro
nelle armi, e poveri contadini che non potevano pagare le pesanti tasse imposte
dalla Sovrana, e per questo costretti a fare i lavori più umili del mondo, e
spostarsi a piedi, in ogni nuovo accampamento stabilito da Olimpia, in giro per
la Grecia.
Il cibo loro offerto era scarso e privo di nutrimento, e molti di loro si
ammalavano e morivano nelle tende.
L'orrore tra loro cresceva, e quelli che si rifiutavano di eseguire gli ordini,
venivano picchiati a sangue, oppure torturati con fruste e aggeggi metallici,
spesso arroventati.
I guerrieri della Regina non osavano contestare gli ordini, pena una notte
intera di frustate a torso nudo.
Molti di loro agivano quindi senza ripensamenti, ma Xena, l'impavida guerriera,
sentiva che ciò non poteva durare. Certo, disobbedire agli ordini le avrebbe
comportato torture, e forse le avrebbe fatto perdere anche la popolarità,
eppure, proprio perchè tutti la ritenevano la più coraggiosa, era l'unica che
con coraggio poteva opporsi alla Sovrana.
Mentre tutti erano in riposo, nella tenda dell'esercito, giunse un nuovo ordine:
portare gli schiavi a pulire le latrine, lucidare gli stivali dei soldati con la
lingua, spogliarsi nudi e lavarsi nell'acqua gelide del fiume.
Questo era davvero troppo per Xena.
"Adesso basta! Parlerò io stessa con la Regina, e se non cambierà idea, dovrà
vedersela con me!"
"Xena, ma che fai, sei forse impazzita?" domandarono alcuni guerrieri. "La
Regina ti ucciderà, non sai forse quali pene sono previste per chi infrange i
suoi comandi?"
"Me ne infischio delle sue torture. Ci vorrà ben altro per fermarmi stavolta!"
Xena si avviò con fare minaccioso verso la tenda della Sovrana ed entrò al suo
interno; ciò che trovò davanti a sè era una Olimpia vestita con veli
trasparenti, di un rosso intenso, sdraiata su un fianco nel comodo letto di
piume. Tutti gli intenti della guerriera di mantenere un tono minaccioso
svanirono per alcuni istanti, per riprendere quando la Sovrana esclamò: "Xena,
non lo sai che è vietato irrompere nella mia tenda senza chiedermi il permesso?
Per stavolta non ti punirò, considerando che sei anche la mia migliore
guerriera. Vorrai gentilmente spiegarmi cosa ti spinge qui, suppongo...."
"Mia regina, io mi rifiuto di torturare ancora quegli schiavi. Come potete agire
in questo modo? Un sovrano non dovrebbe agire per il bene del suo popolo,
raccogliendo così grandi consensi ed ampliando onestamente le proprie ricchezze?
Cosa ci guadagnate nel vedere ogni giorno decine di schiavi morire sotto il
vostro nome?" domandò Xena.
"Ho forse sentito bene? Tu rifiuti di eseguire i miei ordini...e vuoi insegnarmi
a governare un regno?" rispose sbigottita Olimpia.
"E' ciò che ho detto, Maestà. E credo che voi dobbiate seguire il mio consiglio,
per il bene vostro e di tutto il vostro popolo. Sono convinta che dentro di voi
batte un cuore..."
"Adesso basta!! Guardie, portatela nella tenda delle torture, e frustatela fino
a quando non avrà cambiato idea! Quando l'avrà fatto, chiamatemi, sarò lieta di
sentir pronunciare da questa bocca solamente parole d'obbedienza ai miei ordini"
esclamò la Regina Olimpia, toccando le labbra di Xena, e lanciandole un veloce
sguardo, seguito da un perfido sorriso. Nonostante la sua cattiveria, la
guerriera era riuscita a cogliere i tratti più belli di Olimpia: uno splendido
sorriso, un corpo minuto ma armonioso e due occhi di un verde così limpido, che
sembrava quasi possibile perdersi al loro interno.
Mentre pensava a tutte queste cose, Xena veniva portata via a forza da due
Guardie. Gli occhi della guerriera e quelli della Regina si fissarono, fino a
quando non scomparve dalla vista di quest'ultima.
Olimpia si gettò sul letto, e ripensò alle parole della bella Xena..fin troppo
bella per lei. Sentiva che qualcosa nel suo cuore si stava sbloccando, e questo
la terrorizzava; quella notte la temibile Sovrana non avrebbe chiuso occhio,
soprattutto pensando a ciò che quella guerriera di straordinaria bellezza e
forza stava patendo per colpa sua.
Avrebbe voluto alzarsi ed ordinare ai suoi soldati di interrompere la punizione,
ma l'orgoglio e la paura di far emergere il suo lato generoso era troppo forte.
Giunta ormai l'alba, Olimpia si alzò rapidamente dal letto, e corse nella Tenda
delle Torture.
Ciò che trovò davanti a sè fu uno spettacolo pietoso: Xena, inginocchiata e
ricoperta di sangue, con la schiena lacerata, veniva frustata da cinque
guerrieri, che allo stesso tempo la incitavano a chiedere scusa alla Regina.
"Adesso basta!! Guerriera, non sei ancora esausta? Non hai ancora capito che ti
conviene obbedire ai miei ordini, se vuoi avere salva la vita?" esclamò Olimpia,
tuttavia con una espressione di disgusto mista a pena sul volto.
Xena, seppur sofferente, alzò lo sguardo e fu colpita da ciò che vide negli
occhi della sua Sovrana. Nessuna parola uscì dalla sua bocca, così un soldato la
percosse violentemente.
"Non hai capito la domanda della Regina?? Avanti, rispondi!!"
"Ti ho forse ordinato di percuoterla? Guardie, pulitela e portatela nella mia
tenda!"
"Agli ordini, Maestà"
Olimpia si affrettò a tornare nella sua tenda, in tempo per accogliere Xena; si
sentiva sempre più nervosa e confusa, per via dei sentimenti che stavano
nascendo nel suo cuore, che credeva ormai indurito ed incapace di amare.
Aveva detto "amare"? Che parola era mai quella? Come poteva dirsi innamorata di
una sua guerriera? Di una persona alla quale aveva sempre dato ordini, e che
rivestiva una carica inferiore alla sua?
Non ebbe tempo di guardarsi allo specchio per sistemarsi nel miglior modo
possibile, che le Guardie gettarono ai suoi piedi la moribonda Xena, incapace di
reggersi in piedi.
"Vi avevo detto di pulirla, ma a quanto pare è ancora sporca di sangue"
"Maestà, noi l'abbiamo pulita, tuttavia continua a perdere sangue"
"Siete degli incapaci, avreste dovuto fasciarla! Presto, portatemi delle bende,
ed uscite di qui...voglio restare sola"
"Agli ordini, Maestà"
Dopo pochi secondi, i soldati tornarono con le bende, e se ne andarono.
Olimpia non sapeva da dove cominciare; non aveva mai medicato una persona prima
d'ora, e le sue mani tremavano al solo pensiero di sfiorare una pelle così
morbida e bella. Si sentiva male, avrebbe dovuto evitare che la guerriera
venisse frustata.
"G-guerriera.. Xena..riesci a salire sul letto?" domandò timidamente.
Senza parlare, Xena montò sul letto, esponendo alla Sovrana la schiena
martoriata dalla punizione notturna.
"Ora dovrò fasciarti, avrò quindi bisogno della tua collaborazione"
Xena annuì con la testa.
Olimpia iniziò ad avvolgere il petto della guerriera con le bende, legandole il
più stretto possibile per bloccare la fuoriuscita di sangue; ciò che la colpiva
più di tutto, era il fatto che nonostante il dolore, ella non emetteva alcun
grido, nè dava l'impressione di soffrire.
Una volta finito di fasciarla, ordinò che venisse portata dell'acqua per farla
bere.
"Come ti senti, guerriera?" domandò la Regina
"Ho perso molto s-sangue.." rispose con voce debole Xena
"Hai bisogno di riposare" e così dicendo, Olimpia coprì la guerriera, che
sprofondò in un lungo sonno profondo.
Durante tutto questo tempo, fu Olimpia a controllare le ferite sulla sua
schiena, a medicarle quando smiserò di sanguinare, e ad accarezzare i suoi
morbidi e lucenti capelli.
Non le sembrava vero, mai nella sua vita aveva prestato attenzioni per qualcuno.
Mai aveva sofferto per il dolore altrui, e mai aveva passato il suo tempo a
riflettere sul dolore arrecato al prossimo. Sentiva che le cose stavano
cambiando, e la paura pian piano lasciava spazio al pentimento. Stanca per la
notte insonne, si sdraiò sul letto, e si addormento al fianco della donna
ferita.
Poco più tardi, Xena si risvegliò. Stava per alzarsi, ma il forte dolore alla
schiena le fece ricordare ciò che era successo; in quell'istante, girò la testa
e con meraviglia, vide la Sovrana addormentata al suo fianco.
Sembrava un giovane angelo, con le guancie rotonde e le labbra di un rosa
intenso. No, non stava sognando, era proprio Olimpia, come nessuno l'aveva mai
vista.
Dietro a tanta crudeltà, si nascondeva una semplice ragazza.
La guerriera non volle svegliarla, così, delicatamente, scostò una ciocca di
capelli che le oscurava il viso, per poterla vedere meglio: era bellissima.
All'improvviso la Regina aprì gli occhi, pur rimanendo immobile.
"Guerriera, ti sei svegliata"
"Anche voi, Maestà"
"Già...mmmh, ho dormito davvero bene. E tu?"
"Non ricordo molto..."
"Lo so...quando ti hanno portata qui eri in un lago di sangue. Sono stata io a
medicarti e a metterti a letto"
"Maestà...posso sapere perchè l'avete fatto?"
Olimpia si sentì morire dentro, abbassò lo sguardo, e rispose: "Perchè...perchè
sono una stupida...Xena, mi dispiace davvero tanto"
"Maestà, mi riferivo al fatto che mi avete medicata voi stessa" rispose Xena
confusa.
Olimpia arrossì. Poi disse: "Ecco...perchè mi andava di farlo"
"Solo per questo motivo?"
"Non esattamente.....vedi Xena, io ti ho sempre considerata la mia migliore
guerriera. Quando tu ieri sera sei entrata nella mia tenda, e hai contestato i
miei ordini, hai tuttavia pronunciato delle parole che mai avrei immaginato di
sentirmi dire, dopo tutto il male che ho procurato a quelle persone. Tu mi hai
dato un consiglio, per il mio bene, e nessuno prima d'ora si era interessato
minimamente a me in questo modo. Mi hai cambiata"
"Maestà.."
"Chiamami Olimpia. Siamo da sole, nella mia tenda. Chi mai potrebbe sentirci o
vederci?"
"Olimpia..."
Olimpia prese il viso di Xena tra le sue mani, e la baciò senza troppi
imbarazzi. La guerriera rimase molto colpita da questo bacio, e domandò: "Perchè
mi hai baciata? Non hai sempre detto che per te l'amore è solo una perdita di
tempo? Non sai quante volte mi sono ritrovata fuori dalla tua tenda, a
proteggerti per tutta la notte senza mai chiudere occhio, sognando di essere qui
dentro con te"
"Xena..ho riflettuto molto bene questa notte. Nella mia breve esistenza, non ho
mai amato nessuno, poichè nessuno si è mai interessato ai miei sentimenti, o
alla mia vita. Tu mi hai sempre protetta, e ieri sera ho capito che la mia vita
ti sta a cuore. Se vuoi sapere la verità, anch'io molte volte ti ho spiata di
nascosto. Ho sempre fatto di tutto per poterti vedere, sentire il profumo della
tua pelle vicino a me. Non te ne sei mai resa conto? Dimmi che non è così..."
"Olimpia..io ho sempre saputo che dentro a questo petto batteva un cuore pieno
di sentimenti contrastanti. Amore e dolore, rabbia e pentimento. Ho sempre
creduto nella bontà del tuo animo"
"Stanotte ho sofferto, mentre le Guardie ti frustavano. Ho sofferto per il
dolore da te provato per colpa mia. Sono stata una codarda, nonostante fossi
sveglia non ho avuto il coraggio di ordinare loro di smettere....perdonami mia
guerriera"
"Olimpia, non sono arrabbiata con te, sono felice invece di aver finalmente
aperto il tuo cuore"
"Xena, io ti amo, fai cessare le torture iniziate per mia volontà...salva quegli
uomini la fuori e dì loro di tornare alle loro case. D'ora in avanti la Regina
non farà più alcun male. Ora è tempo di amare!"
"Direi che è un ottima idea..."
La Regina e la guerriera si baciarono nuovamente, stavolta in modo più intenso,
e fino a sera nessuno le vide uscire dalla tenda. Solo dei sospiri fecero capire
che qualcosa di magico stava accadendo lì dentro.
La loro uscita abbracciate fu accolta con grande stupore da parte dei guerrieri
dell'esercito reale.
"Soldati, è tempo di porre fine a tutte queste barbarie;chiamate gli schiavi, la
Regina ha bisogno di parlare con loro"
"Agli ordini, Maestà"
Quando tutti gli uomini furono dinanzi alla potente e temuta sovrana, ella
disse: "Popolo di Grecia, so che le parole non vi basteranno, ma sono
profondamente addolorata per tutto il male che vi ho causato. Vi ho strappati
alle vostre famiglie, e vi ho costretto a fare i lavori più umili. Ma d'ora in
avanti la Regina Olimpia garantirà pace e giustizia per tutti voi. Tornate alle
vostre famiglie, siete liberi!"
Urla di gioia scoppiarono tra gli schiavi, mentre si allontanavano per sempre
dall'accampamento.
"E voi, guerrieri riposo! Domani torneremo ad Atene, ala Palazzo Reale; è tempo
che la mia futura consorte veda la nostra dimora!
"Olimpia...vuoi davvero sposarmi?"
"Più di qualsiasi altra cosa al mondo. Il mio amore per te vale più di mille
tesori"
"Ti amo, mia Regina"
Quella notte, mentre i guerrieri facevano baldoria, tra canti, bevute e giochi,
le due innamorate, nella Tenda Reale, facevano la cosa più bella ed importante a
questo mondo: l'amore.
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FINE °°